Ci siam fatti di Eros

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Lido di Spina (e dove altro potevamo trovarlo?), Eros sale dalla spiaggia e ci raggiunge, sorridente, al tavolino. E’ così contento di prendersi un po’ d’ombra, dopo giorni di sole, che ordina una birra e la offre anche a noi… un brindisi e si comincia a chiacchierare a ruota libera.

Che squadra hai tifato storicamente, diciamo quella di quando eri bambino?
“Mi piacevano gli olandesi del Milan, Ruud Gullit con questo capellone, Rijkaard, Van Basten. Di famiglia eravamo milanisti e seppur piccolo all’epoca sono riuscito a vedere qualcosa”

Se non avessi fatto il calciatore cosa avresti fatto?
“Sicuramente il…diffidato! (ride) Davvero non lo so, la difficoltà è associare lo studio alla professione del calciatore perché il calcio ti prende tanto e la scuola altrettanto, o scegli una via o scegli l’altra. Fortunatamente a me è andata molto bene nel calcio però per tanti non va così bene, quindi la cosa migliore è sempre concentrarsi in primis sulla scuola e sullo studio, poi se si è bravi ad abbinare le cose bisogna fare solamente i complimenti. Io non ce l’ho fatta, o facevo una o facevo l’altra”

C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di non farcela a sfondare e riuscire a fare del calcio la tua professione?
“Il primo anno che ero a Belluno in serie D fortunatamente ho vinto il campionato e quindi siamo andati nei professionisti e io ero un fuori quota a quell’epoca, poi il secondo anno ero sempre fuori quota e ho avuto la possibilità di giocare più di tanti altri e questo ti da più conoscenza, esperienza, visibilità, e aumenti il tuo tasso tecnico. Più giochi, meglio stai e più rendi. Da lì poi mi ha preso il Treviso e pian pianino ho fatto la scalata. Fortunatamente sono finito alla Spal quando ho finito quel piccolo percorso”

A proposito dei “bei tempi andati”, sia per i tifosi che per chi gioca, il calcio vissuto in certe categorie e in certe piazze è abbastanza “pulp”: un po’ amore e passione, un po’ sangue e merda, tra campi disastrati, stadi fatiscenti, squadre in bolletta che arrancano e magari con il pubblico che ti insulta. Ti ricorda niente?
“Vero! A Belluno ci si allenava su un campo che era di sassolini, nessuno faceva scivolate! (ride) Poi ci passavano sopra con la macchina a fine allenamento per pareggiare il campo!”

Sei stato a Belluno, Treviso, Portogruaro, Cittadella, Avellino, e a Ferrara per diversi anni: ci sono giocatori che cambiano spesso squadra, magari per sfortuna, perché il progetto non funziona, o magari perché gli offrono un contratto migliore ed altri che invece rimangono per lungo tempo, quasi un’intera carriera, nello stesso posto. Tu come vivi questa cosa, che priorità ti dai nello scegliere dove andare o dove rimanere?
“All’inizio chi fa questo sport deve mettere in conto che può cambiare squadra anche ogni 6 mesi. La difficoltà tante volte è trovarsi bene, avere il ruolo adatto, andare d’accordo con i compagni, tante dinamiche all’interno dell’ambiente. Vi posso fare l’esempio di Castaldo (con cui ha giocato ad Avellino). Lui quando aveva 23-24 anni andò a Siena in serie A. Restò credo 2 settimane e poi è tornato a casa in provincia di Napoli e ha deciso che lui dalla Campania non si voleva più muovere. Ha sempre giocato in Campania per scelta di vita e ha deciso di prendere su quello che veniva. E’ molto attaccato alla sua famiglia alle sue origini, sta bene lì e si sente sereno lì. Io devo fare tanti complimenti a Gigi perché comunque sono scelte che ti possono cambiare la vita, lui ha voluto fare questo ed è stato molto bravo. Altri magari invece cambiano spesso in Italia e all’estero, ognuno l’affronta in modo personale. Io preferisco scegliere un progetto che ti da la possibilità di crescere, anche osservando i cambiamenti della società, ed imparare. Anche perché il futuro non si sa mai cosa possa riservare. Io per ora voglio ancora giocare, in futuro magari, vedendo anche come può crescere una società, potrei avere anche la possibilità per fare il mister o ricoprire altri ruoli”

Quindi tra qualche anno, quando deciderai di smettere hai intenzione di rimanere nel mondo del calcio… Oppure magari hai voglia di cambiare radicalmente e fare altro?… che ne so, aprire un ristorante?
“Ogni tanto ci penso e mi piacerebbe tantissimo lavorare con i ragazzi insegnando a giocare a calcio. Io fortunatamente ho avuto una grande soddisfazione alla mia età raggiungendo la serie A, non l’ho fatto a 20 anni quando magari non riesci neanche a capire cosa voglia dire ma mi sono fatto tutta la trafila a partire dalle serie inferiori ed arrivare lì a 35 anni è stata una cosa pazzesca. Poi un anno me la sono anche goduta e credo che con la mia esperienza qualcosina potrei insegnarla ai ragazzi, come affrontare le difficoltà durante tutti gli anni, bisogna avere tanta voglia e non bisogna mollare niente altrimenti non arrivi all’obiettivo. Io ci sono arrivato e sono contentissimo di quello che ho fatto”

L’obiettivo di un calciatore fin da piccolo è quello di giocare in serie A in stadi importanti come San Siro. Che effetto fa, venendo dal campo di Belluno, arrivare in certi contesti in mezzo a giocatori iper-pagati e famosissimi e in contesti molto più “fighetti”?
“Il contrasto tra i due mondi è più bello in campo, perché ad esempio all’Allianz Stadium con Higuain di fianco, paragonavi lui a te, il suo stipendio al tuo, l’importanza sua e tua e poi pensavi…ma che me ne frega! Se avevo la possibilità lo menavo, tanto alla fine è un giocatore come me, il campo azzera tutte le differenze. Quello che mi ha fatto più impressione invece, dal punto di vista fisico, è Nainggolan, è veramente grosso”

Allora ti dispiacerà un pò non potere menare CR7 quest’anno!
“Mah, forse è meglio così! (ride) Io non so in quanti lo possano fermare, secondo me pochi. Alzerà il livello del calcio italiano, ma sicuramente chi lo dovrà marcare sarà in difficoltà. Quando va di testa resta su un quarto d’ora… e poi basta pensare alla rovesciata a Torino”

Torniamo sui contrasti tra la nostra realtà provinciale, un po’ “rustica” diciamo e le squadre sfavillanti, pensando ad Agnelli che vola in jet privato da CR7, ci viene da chiederti… ma il nostro presidente Walter Mattioli, che tipo è?
“Quando ha fatto l’intervista dopo la partita con la Lazio, in cui Luis Alberto ha fatto due sterzate e ha messo a sedere la difesa e lui ha dichiarato nelle interviste post-partita che un difensore era andato a Gambulaga e altri 3 a Portomaggiore e gli ho detto Pres ma come ti viene in mente di fare un intervista del genere che ti ascoltano tutti quanti a livello nazionale?!? Ma lui è spontaneo così. Il Pres è una persona serissima e gran lavoratore ma in queste uscite mi faceva sempre ridere, è un fenomeno! E comunque spesso le fa per allentare un po’ la tensione, ti da la pizzicata ma lo fa in un modo scherzoso”

Quindi in un ambiente come la Spal, che comunque deve rimanere umile e con i piedi per terra, il fatto di avere un presidente del genere, così alla mano, aiuta a tenere unito l’ambiente?
Assolutamente, la Spal è sempre nata dal gruppo. Da quando sono arrivato io la prima volta alla nuova era dei Colombarini la differenza sta nel gruppo che ci ha portato a fare dei risultati che nessuno avrebbe immaginato. La serie C tre anni fa è stata divertentissima, è stato un anno bellissimo. La serie B altrettanto bello ma…lungo! Infatti alla fine bisogna ringraziare il Benevento (ride). Ma c’era un’unità di tutti i ragazzi a tirare sempre tutti nella stessa direzione, nessun tipo di problema, si stava bene anche fuori dal campo”

Questa cosa che tu sappia capita spesso anche in altre realtà, o l’ambiente Ferrarese è particolare?
“A me è capitato alla Spal, non so se in serie A sia così comune. Per dire non so se CR7 va a cena con De Sciglio, per certi giocatori in certi ambienti è anche più difficile farsi vedere in pubblico. Ferrara da questo punto di vista è molto più tranquilla e ti permette di vivere sereno, fare cene di squadra, fare gruppo. Questo aiuta tantissimo”

Ferrara infatti è un ambiente che è sempre dalla parte della squadra, se ci si mette l’impegno dovuto, ma che permette poi a voi di vivere in modo sereno la vita fuori dal campo. Magari però anche un po’ di “celebrità” fa piacere?
“Sicuramente fa piacere e sarà sicuramente una tristezza quando tutto questo non ci sarà più perché vuole dire che hai finito di giocare. Però al di là di questo i tifosi ferraresi sono molto intelligenti, quando sei fuori ti vengono a chiedere l’autografo ma poi finisce lì e questo conta tantissimo per poter fare una vita normale. Magari da altre parti è diverso e allora lì ti devi isolare un po’ di più ma è pur sempre una rinuncia, soprattutto per chi ha famiglia. A Ferrara si può vivere sereni ed è per quello che per me è sempre stata una piazza importantissima, la realtà cittadina è piccola, tutti sono tifosi della Spal però ti lasciano anche la tranquillità di vivere la città, che è stupenda, e di vivere la tua vita. Ovviamente poi devi fare il massimo possibile in campo”

Pensi di restare a vivere a Ferrara in futuro?
“Ho già comprato casa, sono residente a Ferrara, mia figlia va a scuola, mia moglie lavora qui, e in casa comanda sempre la moglie” (ride)

In termini di tifo, negli stadi “importanti”, tipo San Siro, com’è l’effetto? Molto diverso rispetto al Mazza?
“Di solito si sentono di più i tifosi della Spal! Alcune tifoserie sono molto cariche, come quella dell’Atalanta o del Verona e ce la si gioca alla pari, in altri casi, tipo a Firenze o a San Siro contro l’Inter, si sentivano soltanto i nostri”

A proposito di tifoseria, quando c’è la giornata storta in cui gira tutto male e magari il pubblico protesta invitandovi a tirare fuori “gli attributi”, vi scivola tutto addosso perché fa parte del mestiere o vi da uno stimolo, positivo o negativo?
“Quando il pubblico protesta vuole dire che è meritato. Noi giocatori ci rendiamo conto quando giochiamo male, l’unica cosa da fare è chiudersi in spogliatoio, guardarsi in faccia e dirsi che si è fatto schifo, in modo da ripartire più convinti. Le critiche di oggi sono meritate ma domani faremo meglio ed esulteremo insieme ai tifosi. Fa parte del gioco. E da un certo punto di vista ti da anche la carica e lo sprone a fare ancora meglio la settimana di allenamenti e la partita successiva. Altrimenti l’indifferenza è pericolosa, bisogna essere spronati per arrivare ai risultati. Poi ci sono partite in cui la superiorità avversaria è palese, come contro la Lazio in casa quest’anno, ma tu puoi alzare la mano e dire ho fatto il massimo. E i tifosi lo hanno capito applaudendo la squadra”

Cosa ti da più fastidio in un giocatore avversario?
“Se mi dribbla non c’è problema…lo meno! (ride) Non sopporto invece quando simulano. In serie A di solito si tiene botta ma quando arrivi a contrasto e l’avversario si butta a terra e prende magari una punizione da cui nasce un gol, quello ti fa rosicare. Se mi insultano in campo invece non mi da fastidio, nei due anni di Avellino ho imparato alcuni termini e posso rispondere a tutti i tipi di insulti! Ma tanto alla fine non conta niente perché in campo in fin dei conti devi guardare la palla e se perdi tempo a chiacchierare con l’avversario la palla ti oltrepassa…”

Il nostro nome Spaldamar deriva dall’unione di tre parole: Spal, amore e merda, riprendendo il concetto di calcio viscerale, “pulp” di cui abbiamo parlato. Dicci cosa che ti ricorda l’amore e la merda da un punto di vista professionale o umano.
“Amore sicuramente gli ultimi 3 anni che sono stati fantastici, da incorniciare. Quando me ne sono andato dopo i primi 4 anni parlavo ogni tanto con alcuni ragazzi della Curva Ovest e loro mi dicevano Eros vai a fare un paio di anni di esperienza, ti prendi il tuo dottorato in serie B, poi torni e ci insegni come andare su…li ho presi in parola! E’ andata bene! Amore perché sono tornato indietro in Lega Pro lasciando la serie B, anche perché c’era un progetto importante. I soldi sono importanti ma la cosa più importante è crescere da un punto di vista sportivo e umano. La cosa brutta invece sono stati i primi 4 anni di Spal pieni di incertezze societarie, con tanti giocatori che cambiavano. Abbiamo fatto abbastanza bene con il ripescaggio in C1, poi a Gennaio c’è stata una mezza rivoluzione di giocatori, si è sfaldato il gruppo e da lì è andato tutto a rotoli con una discesa costante. Fortunatamente poi sono arrivati i Colombarini, grandi imprenditori che hanno equilibrato tutto e con un progetto, un po’ di equilibrio e un po’ di amore si sono riuscite a fare delle cose importanti”

Un ultima cosa Eros, ma è vero che hai dichiarato di preferire il Lido di Spina alle Maldive? Non temevi che a qualcuno venisse in mente di mandarti… all’antidoping?
Si gira verso la spiaggia e la indica con un ampio gesto del braccio… “A me piace Spina, ho la bimba che viene al mare, sono a mezz’ora da casa, mia moglie può tornare a Ferrara per lavorare… si sta bene. Dalle 21 alle 21:30 ci sono zanzare grandi come elicotteri, soprattutto vicino alla pineta dove io vado a correre verso quell’ora, ma ti aiutano a correre più veloce!”

Grazie di tutto grande Eros e in bocca al lupo per il futuro!
Crepi e…ci vediamo in curva!

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