
Carmen Consoli – L’ultimo Bacio – Stato di Necessità, 1997.
Qual è stato il gesto tecnico più rappresentativo della scorsa stagione? Quale partita, quale giocatore, quale tocco di palla – parata, contrasto, goal – ha segnato la cavalcata della Spal nel campionato 2017-18?
Partendo da questa traccia, ho iniziato a guardare e riguardare spezzoni di partita, come si fa o si faceva da ragazzi con i filmati delle vacanze estive, alla ricerca di qualcosa che mi colpisse al cuore, che fosse capace, in pochi frame, di esprimere con semplicità e completezza ciò che abbiamo tutti insieme vissuto partecipando alla splendida e sofferta cavalcata del campionato scorso.
La chiamata all’abbraccio davanti a mister Semplici del Capitano dopo il suo gol a Crotone? La scivolata contadina di Everton su Barzagli contro la Vecchia Signora? Il diagonale mirabilmente chirurgico di Manuel a Genova dopo i furti e la sofferenza?
Gli spunti non mancavano mentre continuavo ad accoccolarmi su quei ricordi ancora così vividi sapendo, però, che mancava ancora qualcosa.
L’esperienza, i libri, i consigli delle pochissime persone che sai che meritano di essere ascoltate mi hanno insegnato una cosa. Quando senti che ciò che stai facendo non (ti) basta e quello che cerchi è ancora nascosto là fuori, devi cambiare prospettiva. Trovare altri riferimenti. Spostare lo sguardo.
E così ho fatto, alzando gli occhi dal campo agli spalti, precisamente alla tribuna centrale dove stava accadendo il gesto più cristallino, appassionato e potente di tutta l’umanità biancoazzurra contemporanea.
Muscoli che si attivano, calorie che si consumano, in un gesto semplice istintivo e vero.
Nel bacio di Elisa a Simone al termine di Spal-Sampdoria, epilogo del campionato, c’è tutta la genuinità, la purezza e la passione che appartiene solo ai grandi talenti e alle grandi storie d’amore.
Come quella di ognuno di noi per i colori biancoazzurri.
Quel bacio che promiscuamente ci siamo dati tutti, in quel medesimo istante.
Quelle storie d’amore che durano per sempre.