Scappo dalla città alla ricerca della nuova frontiera
Alive – Pearl Jam – Ten, 1991.
Non so più contare. Sguardo chino sul monitor, il telefono non smette di squillare, colleghi e clienti ti scatenano reazioni allergiche di ogni tipo mentre le mail ti sommergono come le onde dell’oceano durante gli uragani. Quante volte? Appuntamenti su appuntamenti, al lavoro, nella vita di tutti i giorni, si prendono quasi tutto e di te non rimane che qualche raro momento di lucidità, tanto vale bersi un paio di birre e via, anche quella te la sei giocata. Esiste un luogo dove rifugiarsi da tutto questo? Non so contare quante volte me lo sono chiesto. Esiste davvero?
Domande, finisco sempre per farmi troppe domande. Muoviti! – ci pensa lei a ridestarmi subito dal torpore come un secchio di ghiaccio in pieno volto – mi guardo le mani che afferrano i pantaloncini macron rossi, il mio trolley aperto sul letto, ansia, vedo il ricamo cucito sulla gamba destra e mi calmo immediatamente. Ma che cazzo me ne faccio dei pantaloncini? Beh, li ho pagati 35 euro allo Spal store anche se li avrei voluti prendere in saldo e allora chissenefrega! Qualcosa succederà.
Ma perché non hanno inventato uno di quei lavori “smart”: arriva un tizio, ti prepara i bagagli, si occupa di tutto, figli compresi! Non te lo puoi permettere! – mi suggerisce lei sfrecciandomi accanto mentre ha già preparato praticamente tutto da sola, come sempre è bravissima a leggermi nel pensiero. Ma dove abbiamo prenotato quest’anno poi alla fine? – le chiedo io mentre ormai è solo un puntino in fondo al corridoio. Vabbé dovrò portarmi una sciarpa, quella della curva magari, di lanona grossa, sai l’altitudine, i venti di montagna… Al mare! Andiamo al mare, non ti ricordi più? Hai fatto il bonifico con l’acconto la settimana scorsa. Mi dice sconsolata mentre se ne va di nuovo nella stanza dei bambini, invocando l’aiuto e la pazienza di tutti i Santi. Beh, le brezze di mare! La gola è sacra d’altronde, mi convinco a piegarla almeno giusto per avere la coscienza a posto.
E poi via a rotta di collo giù dalle rampe di scale coi bagagli in mano, una, due, tre volte, risalgo e c’è ancora lo stesso mucchio di roba da caricare. Ma coma fa? Dove li tiene tutte ste borse? Tanto poi appena partiti avrà sicuramente i rimorsi per tutto quanto si sarà dimenticata… NOOO! Fermi tutti! Grido io finalmente in pieno possesso delle mie facoltà di maschio capo-famiglia: ho scordato il portachiavi! La mia valigia non può non avere attaccata alla zip il portachiavi con la casacca numero “7”! Ah Santo Antenucci, protettore di tutti i vacanzieri.
Già mi vedo sfrecciare con la Chevrolet El camino del 1977 azzurra (e un po’ bianca) sulla Route 50, la mia strada, la più solitaria, direzione ovest, curva ovest, verso Sacramento e il sole della California, quattromila chilometri di nulla, soltanto me stesso, mentre suona il mio disco preferito, capelli al vento, le vallate sconfinate all’orizzonte, i monumentali paesaggi della natura. Finalmente giro la chiave e sento il rombo del motore, già sovraccarico e boccheggiante. Guarda, caro, si avvicina lei in tono sarcastico, si è accesa la spia dell’olio, non sapevo che la Cinquecento avesse anche le spie. Ce la facciamo ad arrivare a Gabicce?
