Corri Manuel… corri!

Ci sono persone nate per correre. Ancora prima di nascere, non importa dove e da chi, hanno quel dono scolpito nel destino. Sanno correre, ma non come uno qualunque. E sanno che mentre sono lì, a perdifiato, qualcosa succederà sempre. Che sai fare ragazzo?! Mi immagino la domanda rivolta a Manuel, ragazzotto minuto, sguardo vispo, capelli biondi a spazzola, dal suo allenatore prima di relegarlo da qualche parte nei campetti chissà dove nell’industriosa valle del fiume Agno, alto vicentino. E lui, magari con la stessa aria orgogliosa un po’ naif del Forrest visto al cinema. Io corro! Io corro come il vento che soffia!

Troppo gracilino, gli dissero al Lanerossi Vicenza al provino. E chissà quando ne azzeccarono mai una, laggiù. Chissenefrega se per continuare a correre rimarrò nei dilettanti, si disse. Manuel è uno che non getta la spugna, non si rassegna. La sua storia di calciatore la conosciamo bene ormai tutti. Ciò che sorprende è quanto perfettamente si sia identificata con la storia della società che lo ha prelevato giovanissimo dal Delta di Porto Tolle nel 2012 per farlo arrivare a Masi San Giacomo, la sua prima esperienza tra i professionisti. E poi la fortuna ci ha messo lo zampino quasi subito, inattesa, l’estate successiva piena di sogni da realizzare.

Corri Manuel! Gli gridavano – che prima o poi imparerai a marcare, a difendere, a crossare, imparerai a segnare! Quanto aveva da imparare ancora! S’al fùss bòn ad difèndar… s’al fùss bòn ad far gol! Era sempre così, quando si parlava di Lazzari anche se negli occhi di tutti c’erano le sue sgroppate sulla fascia, oltre il novantesimo, su qualsiasi campo, contro qualsiasi avversario. La gente lo aveva adottato fin da subito, dai gradoni del Mazza alle piazze, ai bar, ci credeva. Lui faceva solo quello che sapeva fare meglio e durante la settimana giù a lavorare, sguardo chino, profilo sempre basso, a crossare, a fare diagonali finché il buio non calava sul Centro “G.B. Fabbri”.

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Foto: Lazzari assieme al c.t. Roberto Mancini, in un momento dell’allenamento di martedì 4 settembre a Coverciano. Credits: Claudio Villa (FIGC) via spalferrara.it

Già si è presentato ai suoi compagni in Nazionale con le idee chiare – la sua prima convocazione – uno dei tanti sogni nel cassetto da inseguire, forse tra i più importanti. Manuel è di poche parole con i giornalisti, ma coglie nel segno, dentro e fuori dal campo. Pochi fronzoli, ringrazia e riparte, dice quello che pensa senza indugiare. Incisivo come quando strapazza la sua fascia, uno dei pochi che vuole arrivare sempre in fondo, o quasi. Uscirebbe dal campo se non ci fosse spesso il muro della Ovest a fermarlo, puro e inconsapevole, come Forrest quando correva nella partite di football all’università. E pensare che gli arbitri lo penalizzavano quasi sempre, pensavano che fosse un “cascatore”: era soltanto leggero per chi mostrava solo muscoli e pochissimo cervello. Lo chiamano calcio “moderno”.

Cosa puoi fare per noi Manuel? Gli chiederà il Mancio in questi giorni a Coverciano. Lo staff tecnico assieme a lui a studiare schemi tattici, movimenti sofisticati da applicare. Non oso immaginare quanto pesino le aspettative di una nazione dopo un fallimento. Anche alla Spal ha affrontato momenti delicati in questi cinque anni, ma nonostante tutto la folle corsa non si è mai arrestata e chissà dove arriverà, conquistandosi ogni passo. Lui la conosce bene la ricetta, e la risposta a quella domanda…

Io corro come il vento che soffia.

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Autore: andreasimcic

Un gran battito di cuore, i ragazzi che mi abbracciano, la compagna di viaggio da sempre e per sempre, #spaldamar da una vita, due passi in san romano

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