Mi sveglio e il cielo è gonfio di nuvoloni grigi. Mentre prendo il primo caffè della giornata il vento piega le punte degli alberi davanti alla finestra della cucina. Sembra debba venire giù il finimondo, ma non piove.
Come ieri. In dubbio sino all’ultimo se andare allo stadio in bici o in auto, mi son fatto intimorire e ho scelto il mezzo più sicuro e comodo, salvo poi fare quaranta minuti di coda in mezzo al traffico per tornare a casa. E non pioveva.
Questione di pigrizia e di coraggio, dipende da dove la si prende. E ieri l’abbiamo presa dalla parte sbagliata.

Mi aspettavo un treazero ed è arrivato uno zeroatre. Quando aspettative e realtà diventano palindromi, qualcosa è andato storto.
Camminiamo in equilibrio su una fune che da un po’ di tempo è meravigliosamente in salita.
Ma quanto cazzo l’abbiamo voluto di esserci lassù!
È tutto tremendamente più difficile. Ieri nemmeno la Ovest è riuscita a venire in soccorso quando il vento ha soffiato per spingerci giù.
Perché l’equilibrista lo sa che quello che conta è una cosa sola.
Adrenalina e concentrazione, un passo dopo l’altro.
Se alzi lo sguardo e pensi di essere arrivato, cadi.
Ho la schiena a pezzi e le ossa rotte, quelle del mio scheletro biancoazzurro.
Dolori e timori. Spettri e specchi. Quando rimaniamo solo a guardarci, poi finisce che non ci piacciamo. Tra poco è Halloween e noi abbiamo già dato.
Il prossimo passo dice Roma. Quasi fosse un rewind.
È allora riprendiamo fiato e ridiamo anima al nostro corpo, per ballarci su quella corda con rabbia e coraggio.
Per te. Solo per te.
Amore… Amore…. Disperatoooo