Maledetta domenica.
Ore 17:07, si riaprono i varchi, inizia il deflusso dopo il fischio finale e il saluto a “quel-qualcosa-simile-alla-spal”. Cominciano presto ad uscire! si guardano un po’ spaesati gli steward agli ingressi dal lato di via Ortigara, sembra un’immensa messa in scena di una troupe intenta a girare. John Landis sarebbe uscito di testa dalla gioia, se avesse potuto riprenderci per il suo videoclip del 1984. Dove l’avrebbe mai più trovata un’orda di zombi così realistica!
Da queste parti non si è badato a spese, per gli oltre tredicimila che hanno assistito alla più maestosa e beffarda festa di Halloween mai realizzata sul prato dello stadio comunale. Fantasmi compresi. Da non crederci. Almeno qualcuno che trovasse il coraggio di prendere la parola e scusarsi, la vecchia cara “buona educazione”, qualcuno che si prenda la responsabilità di uscire allo scoperto e spiegare o tentare di farlo, se non altro per rispetto nei confronti di coloro – e sono tanti – che il loro dovere lo fanno, a prescindere da ciò che gli succede attorno, ogni giorno, noncuranti se la vita gira bene o al contrario gli volta le spalle non una ma mille volte. Coloro e sono tanti, che hanno applaudito comunque anche abbassando lo sguardo nel vuoto come successo ieri, convinti di ciò che significa, ed è tanto, applaudire.
Ho sempre pensato che le parole fossero create per essere usate, anche con coraggio se serve, e mai taciute. Chiunque incrociavi, magari ben prima dell’apertura dei cancelli, non si sarebbe mai definito un “tecnico” per i giudizi che esprimeva sulla squadra, mai avrebbe preteso di parlare a ragion veduta di tattica o psicologia. Bastava incrociare lo sguardo per leggere i timori, tanti, di perdere una partita come quella di ieri. Li salivi i gradoni e sembrava già che ti mancasse la terra sotto i piedi. Noi non sappiamo nulla di schemi, ragioniamo da sempre a due cilindri – voce e cuore – e certe cose si sentono, “fin in tàl scudrùz”!
Quegli stessi sguardi smarriti e preoccupati all’uscita meritano di più, qual è la squadra vera allora? qual è la curva vera? Dov’era il vecchio Paolo Mazza con le maiuscole? I fantasmi erano dappertutto, al di la e al di qua dei gradoni, la paura spadroneggiava proprio nel territorio che non conosceva paure, laddove soltanto poco tempo fa urlavano veementi orde di barbari con i loro elmetti bicornuti assetati di sudore dei loro beniamini in campo e dei garetti di malcapitate squadre avversarie. Ci siam scoperti morbidi, tenui, sbiaditi, fallire tutti insieme nel momento di lasciare la trincea e caricare in campo aperto il nemico barcollante. Imperdonabile.
Non eravamo fenomeni prima e non siamo diventati brocchi adesso e via così all’infinito, non mi interessa. Io credo che qualsiasi azione produca una conseguenza, qualsiasi comportamento, qualsiasi parola scritta o pronunciata, qualsiasi gesto, soprattutto se sei parte di una comunità, se contribuisci a dare forma e significato ad una storia importante. Mi sono sentito tradito.