Napule è, Pino Daniele, Terra Mia, 1977
Napul è il profumo inebriante dell’impresa.
Napul è San Giorgio contro il drago.
Napul è il viaggio verso sud e non importa dove stai andando, importa soltanto quando dài gas e chi c’è con te nel sedile di fianco.
Napul è lasciarsi andare e lasciar andare tutto il resto, il rumore di fondo, i disturbi che interrompono la tua canzone alla radio.
Napul è quel prato verde, la voce dai gradini che ti spinge e non serve più pensare, solo lottare, non serve se sei piccolo o grande, le dimensioni sono solo un dettaglio della scena, ciò che si vede è altro, il mondo è abituato a fare classifiche e a dirti chi sei e quanto vali senza conoscere nulla di te, e non saprà mai la verità.
Napul è la voce che hai dentro, quando ti parla mentre tutto attorno ci sono solo voci fuori campo, ti sussurra sempre più forte fino ad urlarti di non mollare mai, l’avversario sei prima tu.
Napul è stringersi la mano, e se sei a terra ti puoi aggrappare, rialzare lo sguardo e guardarsi negli occhi perché solo così puoi dire chi sei e basta, a te interessa la tua gente, a te importa sostenere ciò in cui credi e niente altro.
Napul è il tuo primo bacio, il primo accordo di chitarra, è la tua firma, è quando dici adesso basta, è quando metti la tua parte.
Napul è l’azzurro del cielo, assieme al bianco che esce dall’onda del mare.
Napul è il rispetto che meriti.
Napul è tutto in quattro lettere.
