Lucio Dalla, Piazza Grande, 1972, RCA
Il derby si avvicina di nuovo e Giorgio sente sempre più forte il richiamo del drago.
La sigaretta accesa ormai da alcuni minuti stava bruciando quel che rimaneva delle foglie tritate di tabacco Pueblo, lasciando oltre alla sottile linea di fumo soltanto un mozzicone ricurvo di braci. Sembra la parabola innocua dei nostri corner… bisbiglia con un ghigno sul volto tirato. Ormai le montagne di atti da finire sulla scrivania lo guardavano da vette sempre più alte per la gioia del suo capo che non gli avrebbe mai pagato un minuto di straordinario in più già lo sapeva. Tanto valeva gustarsi quelle pause, sempre più rare e fugaci in questo inizio d’anno come del resto le sue apparizioni nel letto coniugale per non parlare del resto. Come se non bastasse, le feste si erano dimostrate efficaci solo sul suo girovita, con buona dose di psicosi detox soprattutto per la sua panza che gli impediva ormai la visuale della bilancia al mattino tanto da obbligarlo a sporgersi in avanti con lo stesso imbarazzo del vicino curioso del piano di sopra mentre spia giù dal balcone la coinquilina quando esce in mutande.
Ecco che torna a rompermi e spegne quel che rimane del filtro ormai un millimetro prima di arrivare sul polpastrello. Allora? Gli atti per la cancelleria? Dovrebbero già essere pronti! Li abbiamo corretti l’altro giorno! Sai come sa essere oppressivo il cliente non lo tengo più! Muoviti! Lo sguardo del malcapitato intanto era già fuggito verso la prospettiva che dal balcone dello studio affacciato su via de’ Poeti guidava la vista fino a costeggiare la basilica di San Petronio passando per i tetti dei palazzi signorili di piazza Cavour e via fino alla torre di palazzo Re Enzo. Avvocato? – sbucava il volto emaciato della zelante segretaria – Ho il notaio Inzaghi in linea ma la linea è disturbata. – Arrivo subito. Fece per girarsi verso l’uscio quando Giorgio colse l’attimo. Traballante in questo periodo no? – Chi? – No Inzaghi dicevo. – Pensa alle tue pratiche e non fare lo spiritoso! sentenziò sbattendo la porta del balcone. La pausa è finita!
Sarà stata la porta contro lo stipite. Un leggero tremolio si percepiva, troppo debole per destare allarme non poteva essere il terremoto, ma ben distinto, dai muri, dai pavimenti, dai soffitti, tanto da far dondolare lievemente i lampadari. Rientrò in stanza strofinandosi le mani in segno di sfida non solo verso le cartelle impilate da sbrigare sul tavolo. Per un attimo ripensava al famoso slogan stampato a caratteri cubitali sopra la foto del grande Bologna e immaginava la verità. La città sta tremando!
Se c’è una cosa che proprio non capisco è la scelta dei bolognesi o di chiunque altro di tifare per qualcun’altra anziché per la propria città! – sospirava indignato rivolgendosi all’amico mentre gioiva al secondo gol della Juve al malcapitato Bologna in quel sabato sera di Coppa Italia, proprio mentre arrivava sulla tavola il tentativo di arrosto della moglie. A volte si fissava senza apparente motivo e si industriava a cucinare e chissà perché invitava sempre loro due ad assaggiare i suoi piatti, forse perché sapeva che non saprebbero mai giudicarla troppo severamente. Caro – lo riprese lei dopo aver appoggiato il piatto da portata sulla tavola con uno sbuffo – non tediarci per favore con le tue solite storie tanto si va a finire sempre sulla ferraresità e bla bla bla. Sulla solita risata compiaciuta della coppia di amici decise di chiudere il discorso con la classica sentenza da purista. Voi non potete capire che significa! O ci si nasce o non ci diventerai mai! Ti devi schierare! Quando si soffre soprattutto devi esserci! E si alzò dalla sedia verso la sua camera dove lo stava già aspettando la pagina di Vivaticket. Spal-Bologna la “sua” partita. Scegli il settore. Indica la quantità. Hai un codice promozionale? No ma ho l’autografo di Dore Bacci piegato in quattro dentro la patente vale lo stesso?! Completa l’acquisto clicca qui. Click. Guardò fisso lo schermo retina del suo nuovo Macbook Air due parole in grassetto: gradinata laterale e si fissò sulla terza quasi ipnotizzato: ovest!
Quella notte si portò dietro una serie di pensieri tormentati tra le pieghe delle lenzuola. Si torna al Paolo Mazza finalmente e questo pensiero bastava a calmare la sua inquietudine ma avrebbe dovuto prepararsi per bene all’evento durante la settimana e non sarebbe stata una passeggiata.

Due passi è quel che ci vuole. È domenica e c’è il sole. Mi farà bene. Si disse l’indomani, ancora intorpidito dal peso specifico del pensiero di tornare a sedersi su quei gradoni, il tutto sapientemente avvolto da una mole di quasi un quintale di ansia. Piazza Maggiore sembrava ancora non riempirsi come ogni domenica. Il Nettuno appena restaurato era un piacere. Hanno fatto davvero un gran bel lavoro. Avvicinatosi alla fontana per vedere meglio, guardò giù e notò il pelo dell’acqua incresparsi formando tanti piccoli cerchi. Era come se ci fosse qualche passante che urtando la fontana la facesse tremare. Guardò verso la terrazza del palazzo del Podestà, il vessillo del comune ondeggiava sulla brezza che si rafforzava nelle ampiezze di piazza grande e passò oltre strizzando l’occhiolino in sù incrociando lo sguardo austero del volto barbuto. Che c’entri tu?! Un Dio non può tremare per le sorti di una squadra… Continuando la passeggiata si ritrovò all’imbocco di via D’Azeglio. Non poteva non pensarci. Doveva esserci una spiegazione. Davanti al civico nove di fronte alle vetrine storiche del ristorante “C’era una volta” un gruppetto con tanto di sciarpe e cappelli rossoblu si infervorava in una discussione a voce alta sotto lo sguardo scettico e scanzonato di Lucio, ritratto in una foto dei bei tempi che furono. L’elettricità al massimo voltaggio: tutti contro tutti, società incapace, patròn inadempiente verso le promesse fatte alla piazza, mal consigliato, troppo lontano per sapere cosa fare, mamma mia che guazzabuglio! Conosceva bene la diagnosi: autolesionismo. Un movimento rapido quasi impercettibile nella mano destra affossata com’era nella tasca foderata del paltò, il medio si incrociò oltre all’indice e il pensiero andò alla sua partita. La vetrina davanti a loro, le cornici appese, gli addobbi natalizi, tutto prese a tremare di nuovo, leggermente ma sempre più intensamente tanto da far smettere tutti di parlare, di pensare, di sperare. Il pallone cadde dalla maglia storica di Bulgarelli sopra cui era appoggiato e rotolò sbattendo contro il vetro nello stupore generale. Il “sacro” pallone è caduto! La peggiore profezia possibile, il sangue rossoblu di san Petronio non si è sciolto. Se è così meglio ripartire dal silenzio. Lucio li ha fatti smettere.
