Karma sudore e champagne

  Karma Police – Radiohead – Ok Computer (1997)

Le prime luci del crepuscolo si infiltravano già tra le aperture del vecchio caro corridoio tanto che il giallo della pittura assomigliava quasi ad un arancione molto olandese mentre il blu da sempre compagno fedele del giallo negli stemmi delle squadre di Verona sembrava un violetto nostalgico.

Dopo i più recenti match del Bentegodi i tempi di uscita della squadra si allungavano molto più del solito ma oggi ancora di più tanto che i ragazzi erano ancora a sciacquarsi sotto le docce quando incominciavano a sentirsi sempre più forti le urla dell’Andre piazzato come un pilone degli All Blacks davanti all’uscio dello spogliatoio ospiti: Basta fare le fighe è ora! Ci chiudono dentro! L’autista suona il clacson e altre esortazioni sul genere. Da quando occupava con orgoglio il suo ruolo, Ale Andreini detto Andre le aveva provate tutte davvero per far sbrigare i suoi ma la cosa che da sempre funzionava più di tutte era la solita: Il Pres mi ha dato la multa da dare per chi lascia per ultimo oggi…

Azz stavolta me la piglio – pensava mentre pattinava sul pavimento bagnato verso la sua celletta dove era ancora accatastata la sua maglia ventinove come al solito sempre più simile ad un cencio dopo i litri di sudore spremuti e accumulati su e giù da quella fascia destra. Strano a dirsi ma nonostante tutto le righine bianche e azzurre venivano sempre fuori da qualche parte così come quel simbolo ovale sembrava fargli l’occhiolino quella sera da sotto la manica per qualche strano movimento del tessuto. Gli era entrato dentro ormai e anche se avrebbe indossato chissà quale altra casacca il prossimo o chissà in quale anno sapeva che se abbassava leggermente gli occhi a guardarsi sul petto lì verso sinistra a fianco della spalla l’avrebbe sempre visto ricamato a fuoco all’altezza del cuore, come il suo tatuaggio più appariscente.

Evvai! Asciugato e vestito a tempo di record! Anche se si stava meglio quando eravamo in C2 dopo la partita avevamo la nostra tuta bluette elasticizzata con il logo dell’Erreà e la zip e ci si vestiva in due secondi nonostante le scorribande negli spogliatoi con il Cozzo e Sereni a far le zingarate. Poi arrivava sempre Max il capitano ad urlarci di smetterla. Lui si faceva rispettare come in area di rigore, si diventa capocannonieri mica così!  E comunque si stava meglio senza tutte le responsabilità di essere sempre al top con tutti sui social a criticare e i giornalisti vabbè – e intanto abbassava la testa per inforcare l’entrata del pullman Zaganelli coi motori accesi parcheggiato di fronte all’uscita nord e nonostante le note melliflue di Karma Police negli auricolari del suo iPod che lo rilassavano sempre dopo le partite era immerso nei pensieri. Prima di sparire nella pancia del gigante color argento non si lasciò scappare l’occasione e strizzò l’occhiolino al suo logo preferito stampato in gigantografia sul lato destro del torpedone.

Seduto sempre una fila avanti all’ultima si lasciava andare pian piano con le gambe dolenti. Buon segno! Significa che le ho usate! E se le uso vuol dire che ho fatto il mio… Chiusi gli occhi solo un’immagine gli rimaneva nella testa, quella striscia meravigliosa di due-tremila non so lassù al primo anello della curva sud che sembravano come sospesi quasi come una visione, a urlare e cantare e mentre giocavi sembrava di sentire le voci scendere dal cielo. Manco si riusciva a lanciargli la maglietta per ringraziarli tanto erano in alto e sotto il vuoto assurdo! Eh già, questi eccessi contro il tifo non mi piacciono! Mi ricordo quando si giocava al Comunale di Porto Tolle o al Valentino Mazzola di Santarcangelo erano tutti li a due passi ed è li che dovevano stare.

Champagne Supernova e la voce squillante di Liam lo riportava per un attimo tra noi mentre il pullman usciva dalla circonvallazione verso la Transpolesana direzione sud passando per i centri commerciali della zona industriale di San Giovanni. Thiago e Kevin lì dietro intanto non la smettevano di far casino con Schiatta invece che quando parla al telefono con la moglie gli sembrava tutte le volte di sentire l’Aldo nello sketch dei Busto Garolfo Boys mentre gridava con i suoi compari Giacomo e Giovanni. Lo champagne lo stapperemo dopo l’ultimo minuto dell’ultima giornata sennò chi lo sente il Pres sui cali di tensione e onorare gli impegni eccetera. È sempre così e gli vogliamo bene per questo tutti noi fin da quando dovevamo restare in serie C unica e lottavamo alla penultima col Mantova. E guardami adesso! Avrò pure gli squadroni alle calcagna ma tanto io corro più forte… E mentre lo pensava scorgeva riflesso sul vetro il suo volto da ragazzino e la sua cresta bionda ingellata. Lui come tutti quelli che lo ammiravano oggi dal colmo dell’anello superiore dello stadio e che assieme a lui erano ripartiti da quell’estate del 2013 quando i cuori erano tornati a battere ed erano tutti ancora lì, come lui, sempre presenti. E chissenefrega del mercato delle voci dei procuratori dei curiosi degli speculatori… la vita è un’altra storia, è questa grande avventura, portare tutta la nostra gente in serie A e restarci piantati a martellate, ogni domenica una martellata e il chiodo scende più giù più giù più giù…

L’occhio destro si era appena riaperto e fuori dal finestrino si alzava la barriera del telepass di Ferrara Nord e si apriva davanti l’imponente agglomerato di tubi, condotte e ciminiere del petrolchimico da sempre a guardia dei cancelli occidentali della città. Tra i compagni si stava alzando un chiacchiericcio sempre più partecipe ma non si capiva bene il perché. Tra le strade in città sembrava tutto apposto la solita gente le solite biciclette tutto nella norma in fondo era sempre la stessa da talmente tanti anni addirittura secoli ormai, lì ferma come un monolite. Poi il grido si rinforzava sempre più man mano che il viale Cavour si srotolava fino al Castello “…ale alee la Spal è forte e vincerààà…” le voci del primo avamposto rumoroso dei quei pazzi innamorati capaci con le loro grida festanti di scuotere la città fin sulle mura di cinta da qualche anno ormai rinnovavano puntuali il rito, cantare, festeggiare, sciogliere il sangue altro che San Gennaro. Manuel si alza di getto dal sedile, le gambe manco le sentiva ma li voleva vedere in faccia una volta di più tutti i suoi ragazzi lì per strada perché senza non poteva più starci era come una droga e da stasera si ricominciava a sniffare finché ce n’è. Quel sorriso lì se lo sarebbe ricordato per tanto tempo ancora.

Champagne Supernova – Oasis – (What’s the Story) Morning Glory (1995)
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Autore: andreasimcic

Un gran battito di cuore, i ragazzi che mi abbracciano, la compagna di viaggio da sempre e per sempre, #spaldamar da una vita, due passi in san romano

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