Le Roi est mort vive le Roi – Enigma , 1996.

Passeggiava nervosamente su e giù dalla sua area tecnica. A vederlo così sembrava un leone in gabbia. E dire che l’Olimpico gli offriva generosamente spazio, la panchina era lontanissima dall’erba, poteva scorrazzare libero come un dingo tra le praterie dell’outback. Ma gli sembrava un fazzoletto minuscolo in quei momenti. La sua squadra, i suoi ragazzi, o meglio i pochi di loro che erano in grado di giocare e non infermi da qualche patologia muscolare di varia natura, stavano al solito retrocedendo fino a ridosso della loro area. Troppo timidi maledizione.
I pensieri si affollavano. Difficile il suo mestiere lo sapeva bene. È dall’inizio dell’anno che è finito ad arrostire sulla graticola. Ma perché poi? Si sa che nel calcio e nello sport non esiste gratitudine, non c’è riconoscenza. O vinci o non sei nessuno. Non importa quasi a nessuno che hai preso per i capelli un malato terminale e l’hai portato qui, allo Stadio Olimpico. Quasi a nessuno.
Errare è umano, sbagliano anche i migliori… figurati Leonardo Semplici da Tavarnuzze. Ma quest’anno è diverso. È tutto così maledettamente difficile. Tante cose forse troppe non tornano. I ragazzi non rispondono più sul campo, anche le cose più facili diventano quasi impossibili, anche i rigori pesano come macigni. Davvero. Moduli? Mentalità? forse solo Uomini.
Dopo l’inverno arriverà la primavera o almeno così dicono in giro, ma non a Ferrara sembra. L’ultimo posto in classifica ci sta in questo momento per carità a me non interessano le “disamine tecnico-tattiche” mi interessano i cicli di ogni stagione. È sempre questione di cicli in fondo. Allenatori, dirigenti, presidenti, calciatori, tutti passano la società resta. Vero. Già mi basta visto come è andata nell’ultimo quarto di secolo…
Però c’è anche un’altra cosa che resta ben impressa in questo ciclo. Uomini appunto. È forse solo una questione di uomini. Uno in particolare se ne resta lì nell’area tecnica o tra le nebbie autunnali al centro durante gli allenamenti, a passeggio sulla sua bici tra le viuzze del centro storico, a festeggiare le vittorie dei campionati e a lottare per ogni singolo risultato, ad esultare sotto la curva a pugni chiusi, mano destra a battere sul petto…tutto con la stessa semplicità. Nomen omen direbbero i latini. Se il suo ciclo si concludesse che male ci sarebbe? Succede a tutti e succederebbe anche a lui.
Grazie comunque vada, Leonardo Semplici da Tavarnuzze.