
Caro Babbo Natale,
quest’anno a Natale portami sull’isola che non c’è… e non dirmi anche tu che non esiste ti prego. Vorrei andare lontano, volare via anche solo per un minuto. Lo so che non dovrei intasare la tua posta con messaggi così, che dovrei lasciare ai bambini le lettere coi loro desideri, molto più concreti dei miei probabilmente (e più meritati).
Lo so che la maturità si porta tante cose con se’ tanti pesi e responsabilità… so tutto, non importa che mi fai la predica. Lo confesso, ho sbirciato la letterina che ti ha scritto mio figlio l’anno scorso e sono convinto che saprebbe cavarsela perfettamente mentre io sarò sull’isola. Allora? Mi ci porti??
Me la immagino già sai? La mia isola. Tutto scorre come dovrebbe, scorre non corre, con la giusta velocità, giusto il tempo per assaporare le cose, giusto il tempo per pensare a cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non esistono le malattie sull’isola, solo quelle immaginarie, pensi di guarire e puff! Tutto svanito. Non rimani mai solo, sull’isola, ci si aiuta senza chiedere nulla in cambio, nessun vantaggio tutti partono uguali. Il disprezzo, l’odio non hanno senso. Le cose sono semplici e funzionano. Non si retrocede. Non si può fare, è la natura che non te lo permette, puoi solo avanzare.
Poi magari mi annoio, sono talmente abituato ormai, assuefatto direi. Ma voglio correre il rischio! Voglio crederci! Qualcosa mi dice che non sarei da solo sull’isola che non c’è… io ci credo! Mi raccomando, fatevi trovare pronti questa sera, zainetto in spalla, scrutate il cielo, passa la slitta con le renne, si va sull’isola. Ci sveglieremo domattina e ci sentiremo meglio! Ve lo prometto!