
31 marzo 2019. Domenica. Nino mi sta riportando a casa da Frosinone insieme a Caio, già in ansia per cosa racimolare per cena, e ad una vittoria che ci rilancia nella corsa salvezza dopo una delle partite più brutte della storia del calcio.
Il viaggio, le discussioni improbabili sull’universo mondo, il pranzo nell’agriturismo meno agrituristico della Ciociaria insieme ad altri 200 spallini e agli invitati di un concomitante cresima. Le preghiere, i cori e le invocazioni a Dio in ogni angolo del locale. Quel vino rosso e il Maresciallo della scorta che fraternizza con Nino. Il tragitto per la periferia suburbana verso un Benito Stirpe tanto nuovo quanto insulso. Il goal di Vicari. Il tramonto ed il calore sui nostri corpi. Il ricordo di una giornata felice che arde ancora dentro di noi ad un anno di distanza. Questo è il calcio, questa è l’amicizia, questa è la Spal.
31 marzo 2020. Martedi. C’è luce fino alle sette e mezza, il Ministero ha chiarito che posso portare le figlie a sgambare “nei pressi” della mia abitazione e il mio datore di lavoro che sono in cassa integrazione. Guardo fuori e vedo Frosinone dalla mia finestra.