Raw and Dunghill


Riesco a sintonizzarmi giusto al fischio di inizio dopo aver preparato la solita cena gourmet tenerone e wurstel a Viola e Isy. Loro gradiscono e io pure, nonostante il villaggio degli gnomi sull’altopiano di Asiago ci abbia tenuto prigionieri fino all’ultimo rimandando la gioia di risalire gli amati gradoni. Ci sono Caio e Monique sul fronte a mandare notizie aggiornate anche se dalle frequenze del canale-monopattino giungono forti e chiari i cori dal Paolo (Bruno!) MAZZA.

Le immagini trasmettono pressing e aggressione a tutto campo come si faceva con il buffet agli happy hour di qualche secolo fa e io mi lascio trascinare facendo l’elastico tra una sponda e l’altra del divano ad ogni ribaltamento di fronte. Gli esserini del bosco però devono avermi fatto assaggiare uno dei loro funghetti speciali perché mi sembra di aver visto lo gnomo numero 77 allungare la corsa ripiegando  e recuperando palla mentre sorpassa sulla destra Mensah, detto la freccia di Pordenone, al 70imo suonato. Cose mai viste. Si certo, poi la infila anche da fuori area nell’angolino basso ed esce in standing ovation. Vabbe’. Dall’altoparlante del Mazza si scandiscono i nomi di nuovi eroi. MANCOSU,  COLOMBO, CAPRADOSSI E LATTE LATH mentre vecchi reduci tengono il filo della memoria di ciò che siamo stati. MORA che tocca la palla da filosofo degli ultimi 5 minuti e VICARI che dirige la difesa, oggi impeccabile,  con quello sguardo sempre basso che sembra che non ne abbia voglia, come  mio fratello nei primi anni 90 all’Olimpia Quartesana. Alla fine non c’è Walter sotto la curva ma Joe che arringa la folla.  Gambulaga sarà la nuova Manhattan. We are RAW AND DUNGHILL… AND SOMETHING MORE.

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