
Partiamo in bici e attraversiamo la città all’ora dell’ammazza caffè. C’è anche il nonno, ho preso il biglietto anche per lui, seppur in gradinata. Tutona e mutandoni (è metà marzo ma c’è un’aria fredda e bastarda che sembra ricordarti di non farti illusioni), cappellino di panno con visiera e sciarpa 92/93 d’ordinanza e.. Via in bigona con figlio e nipotina.. “cuntent da matt”!
Arriviamo allo stadio e prima di entrare ci facciamo un selfie che durerà per sempre, poi nonno Paolo svolta verso la grada e io e Viola varchiamo i cancelli. Sarà per la sua faccia d’angelo e i modi delicati, capisco subito che con lei potrei far entrare un barile di birra senza colpo ferire ai tornelli, che passa in scioltezza, scansando alla grande anche un carabiniere con il cappello che prova a fare il simpatico. Entrando non posso non presentarle il bar e fare un’offerta per la curva. Poi saliamo, lentamente, quasi come in un film, quel paio di gradini … Davanti ai nostri occhi quel prato così verde , i giocatori che iniziano a scaldarsi, la musica di merda agli altoparlanti, le bandiere, gli striscioni, le mille facce che ti sfilano di fianco, i sorrisi, l’attesa, la voglia di stare insieme e cantare.. Il Paolo Mazza….Benvenuta in Curva Ovest Viola!
Ci accomodiamo a mezz’altezza, leggermente decentrati rispetto al solito. Abbiamo l’accordo di poter salutare il nonno in grada e di incrociare chi può esserci oggi. Tosi, Caio e Andre, che arriva con le prime birre, mentre inzio a rispondere a domande che più orgogliosamente non si può.
Chi è quella faccia di ragazzo sul bandierone papi? Ce ne sono state e ce ne sarebbero state certamente altre, ma ecco, avere l’occasione di spiegare la storia di Federico Aldrovandi a tua figlia è un’opportunità che mi ha dato per prima la Ovest. Tanto basta. Inizia la partita e non so dove guardare. Se il campo o la mia primogenita che scioglie la timidezza genetica mentre batte le mani e segue partecipe i cori lanciati dai ragazzi. Da subito, come fosse sempre stata lì. Capisce perfino che gli ascolani fanno i furbi e l’arbitro fa incazzare. E credo per quell’innata capacità che ha l’altro sesso a qualunque età di portarti dove vuole quando ti sente debole, mi dice subdolamente che quando canto i cori della spal sono intonato, (al contrario di sempre). Così, dopo cinque minuti, avrà in mano le patatine che le avevo promesso solo all’intervallo quando la presento, raggiante davanti ai cessi, ai ragazzi di Bondeno. Stiam perdendo, ma io ho già vinto oggi.
Nei successivi 45+7 minuti abbiamo il tempo di saltare sui seggiolini per la prima volta insieme al goal di Melchiorri, così come di zittirci per un momento e poi riprendere a cantare dopo l’ennesima beffa di una stagione storta. Sarà che ha vissuto due anni in cui ha dovuto fare i conti con una realtà che non avrebbe mai voluto e si è dovuta dare da fare, sarà che la sua sensibilità la porta a sentire le cose, a vedere oltre, sarà che ha iniziato a scrivere piccoli racconti, sarà che è mia figlia alla fine, uscendo, mi ha detto: Papà, abbiamo perso, ma fa lo stesso. Abbiamo supportato la squadra, ci siamo divertiti ed è questo quello che conta. Quando torniamo?
Sabato ho regalato il primo biglietto per “la Spal” a mia figlia Viola, 9 anni, che me lo chiedeva ormai da tempo. Chiedimi se sono felice.