Venticinque (Aprile)

Svegliare alle 6 del mattino in un giorno di festa due bambine è pericoloso. Soprattutto se sei il padre. Ma la compensazione concordata è già sul tavolo della cucina; due bomboloni al cioccolato e lo zaino già pronto rifornito di merendine, carte da gioco, teli su cui stendersi,un paio di ombrellini che in questa stagione non si sa mai e la nostra sciarpa, la sciarpa della Spal. “Andiamo in gita papà?” Così mi aveva chiesto la più piccola ieri sera prima di cena, mentre sistemavo le ultime cose, a metà tra l’ eccitato e il diffidente. “Andiamo a festeggiare la Resistenza amore!

La mia pronta risposta per mettere al centro, subito e diretto, quel concetto ancora immaturo nelle loro giovani e vivacissime menti e, soprattutto, nei loro cuori. “Ah, è vero! Ma cosa si fa?” I bambini…per loro l’azione concreta è ancora il canale privilegiato della conoscenza e così ritirai fuori il coloratissimo bigliettino con il programma che avevamo scritto insieme il pomeriggio precedente , abitudine che usavo spesso per coinvolgerle in vista di attività o giornate speciali. Anche perché mi dava l’occasione di tenerle almeno cinque minuti sedute attorno ad un tavolo e dare qualche spiegazione. “C’è stato un tempo, non tanto lontano, in cui a tante persone era proibito fare tante cose, come per esempio andare a scuola o a vedere la partita della Spal. Pensate, perfino a molte bambine come voi.” Non so se perché c’erano ancora patatine nel sacchetto sul tavolo, ma mi seguivano con attenzione per cui continuai. “Non molti anni fa, in Italia e anche a Ferrara, alcune persone cattive che avevano il potere fecero leggi contro alcuni cittadini e incominciarono ad escluderli o addirittura a imprigionarli e ucciderli”. “E perché papà lo facevano? È successo proprio anche qui da noi? A scuola hanno detto qualcosa, ma non mi ricordo”. Anche la più grande, benché in preadolescenza acuta, voleva saperne di più. “Si, anche qui come in tante altre città. Ed è stato brutto. Erano tempi in cui regnava la paura ed era scomparsa la gioia. Pensa che lo stadio era circondato sempre da un sacco di soldati, potevi entrare solo se avevi la tessera che ti avevano dato, se le cose andavano male non potevi contestare perche il padrone della Spal, che era uno loro amico, non lo permetteva e tante altre cose che un giorno ti spiegherò”. “Ok papà, ma poi cos’è successo?” “È successo che poi alcuni decisero che tutto questo era ingiusto e si organizzarono e ribellarono. Ti ricordi che il vostro bisnonno, il mio nonno, ha dato a vostra nonna quella medaglia che è appesa in corridoio?” “Si, quella di metallo su sfondo rosso” risposero in coro entrambe. “Esatto, il nonno era uno di loro, un Partigiano, si chiamavano così, e ha combattuto per la libertà “. “E ha vinto il nonno?” La storia era effettivamente avvincente, benché le patatine fossero questa volta ormai finite. “Si, il nonno ha vinto, anche se molti suoi amici sono stati imprigionati e perfino uccisi da quei cattivi. Molte erano donne coraggiose che hanno combattuto per la liberta”. “

“Ma papà, ci sono ancora i cattivi?” questa la domanda di Isabella mentre scalza e con i capelli tutti spettinati scende dal letto puntando dritto sui bomboloni, mentre Viola si stiracchia guardando il sole che finalmente entra dalla finestra e scalda questa mattina di fine Aprile. È un giorno di festa, sono ancora piccole, chi sono esattamente e veramente i cattivi ecc.. potrei inventarmi un sacco di modi per aggirare la domanda, ma poi noto un paio di particolari. Isabella sta accarezzando delicatamente i fiori pronti sul mobiletto d’ingresso e Viola, nel frattempo scesa sulla terra, ha preso la bandiera della pace appesa in camera e l’ha legata allo zainetto, quello pieno di merendine, ombrelli, carte da gioco proprio a fianco della sciarpa della Spal. Allora respiro profondo e rispondo: “Si, ci sono ancora. È per questo che oggi facciamo il giro a salutarli tutti, mettendo un fiore davanti alle targhe che ricordano i loro nomi e poi ci troveremo tutti insieme a mangiare, cantare, giocare e ballare per tenerci stretta e proteggere la gioia e la libertà”. Ci fu un attimo di silenzio, quasi ad anticipare quel sentimento naturale di rispetto che si ha di fronte alla morte, soprattutto a quella di coloro che hanno dedicato la vita per il bene e la libertà degli altri. Poi, a bomboloni finiti , come se avessi cazzeggiato fino a quel momento arrivò l’ordine delle due novelle staffette partigiane “Dai, andiamo papà! sei sempre in ritardo! Dobbiamo passare anche dal banchetto a prendere le nuove maglie della Curva Ovest”

Lascia un commento