Balorda nostalgia

Ho sognato che Olly fosse quello del mio cartone preferito degli anni ’80 e non il vincitore dell’ultimo festival di Sanremo, e che corresse per il campo di un Paolo Mazza ricurvo che farebbe impazzire il più convinto terrapiattista.
Ho letto e ascoltato della prima storica trasferta di Parma del 1974 e ne ho tratto memoria, come patrimonio condiviso.

Ho riportato il due aste in Curva, steso ancora una volta fiero come una vela nel mare biancoazzurro, a fianco delle altre ciurme di marinai, bucanieri, pirati e del grande Comandante degli Old Pigs
Ho riascoltato, ancora una volta, la voce di Francesco Repice nella radiocronaca di Spal Juventus 0 a 0 del 17 marzo 2018 mentre racconta, tra l’incredulo e l’entusiasta, cosa può essere la Spal quando società, giocatori e tifosi sono la stessa cosa.
Ho ripensato agli inizi degli anni 90 quando con l’abbonamento regalato a noi studenti andavamo in gradinata e una volta mi si sono attaccate le suole delle tennis ai gradoni dal gran caldo che faceva.
Ho anche deciso che voglio tornare alla Spal con mio papà , magari quando farà meno freddo, nei “distinti” come dice lui.
Ho desiderato un tackle convinto, una sgroppata sulla fascia, un uno-due e tiro vincente, una vittoria sudata sotto la Ovest.
Nostalgia: “Stato d’animo corrispondente al desiderio pungente o al rimpianto malinconico di quanto è trascorso o lontano”. Sostantivo, femminile. Come la Spal.
Nel 1983 il regista russo Andrej Tarkovskij dirige un film trasognato in cui la “nostalghia” da cui deriva il titolo è quella dei vari personaggi che cercano di superare la propria alienazione spirituale e ricucire la propria separazione fisica dalle altre persone.
Ecco cos’è la Spal. Qualcosa che fa sentire le persone vicine, le fa riconoscere e allo stesso tempo distinguere, le fa appassionare e le fa discutere, le fa coinvolgere e le accompagna a crescere, le fa uscire, incontrare, le fa saltare, cantare e abbracciare, e qualcuno perfino scrivere. Le fa sentire vive.
E della vita non si dovrebbe mai avere nostalgia, perché altrimenti significa che è finita, è nostalgia balorda.

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