Una pagina bianca (e azzurra)

Ok. Ci siamo. 31 agosto dell’anno domini 2025. Il mondo la’ fuori è sempre lo stesso. I Buskers in piazza , mia mamma che fa le solite due pentole di ragù , la guerra che invece continua a fare profitto sulla pelle di interi popoli. C’è un bellissimo sole di fine estate , la luce bianca e azzurra fa da sfondo alla scena.

Inforco la bici e veleggio orgoglioso tra le righe della città con al mio fianco Viola. Le tariffe di Ars erLabor mi dicono che a dodici anni e mezzo non è più una ragazza ma già donna fatta e questo pensiero mi turba abbastanza mentre recuperiamo anche Ada, l’amica del cuore, e puntiamo dritto verso il Paolo Mazza. C’è gioia, c’è attesa, c’è complicità nell’aria. Ci sono anche Andre con Ale , Caio e l’Anna, Nick, Cala e altre milleottocento anime. Chiudiamo le bici al solito posto e veniamo quasi trasportati da un’onda di umanità che si increspa, si incrocia e converge come un unica variegata flottilla verso l’attracco del nostro tempio. I custodi hanno chiamato a raccolta tutti oggi, per celebrare il rito purificatorio del nuovo inizio. Troppo dolore il nostro popolo ha vissuto, troppo il peso della nostra storia per lasciarlo in balia dei demoni.
il destino ci ha messo alla prova; abbiamo perso eserciti, tesori e titoli mentre serpi ingannatrici spargevano veleno nei nostri pozzi
Ma ci siamo stretti l’uno all’altra e abbiamo lottato per trattenere la nostra anima indomita e ora siamo pronti a scrivere un’altra storia che si tramanderà, si sente intonare dal coro polifonico della Ovest, mentre i paramenti sacri sembrano srotolarsi dal secondo anello sotto lo sguardo fiero dei nostri fratelli scomparsi.
Una pagina bianca (e azzurra) da riempire di cori, di imprecazioni, di tackle decisi, di gol sotto la curva , di bicchieri di birra rovesciati , di abbracci sudati, di offerte e di trasferte , di amicizia, di lotta, di confronto e rispetto.
Ma anche di errori di battuta, blackout neurolettici, blocchi dello scrittore e soprattutto di insidie della trama che sfugge anche al suo autore.
Come oggi, quando tutti si aspettavano il primo lieto fine e invece, ancora una volta, abbiamo lasciato che il sale si depositasse sulle nostre ferite mentre scendevamo i gradoni con il sapore amaro del luppolo lenitivo
Ma quel dolore , ci ha sempre detto una cosa, la più importante. Che siamo ancora vivi.

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