Chi non canta guzza la Befana. Ninna nanna ninna o’.

Non sono riuscito a togliermi la maglietta della Ovest dopo la partita. Doppie calze via, anche la tuta e la felpa e perfino il magone. Ma la maglietta no. Dopo il 90esimo, sulla mia pelle ha fatto un paio di kilometri a piedi fino in centro, la Fra e le bimbe dalla giostrina, il tram fino a casa, un puzzle, la cena e poi il divano. C’è la Bella e la Bestia in TV, mentre in chat ci chiediamo se Kurtic ha salutato, se Mattioli ha parlato e se il Gos ha bevuto.

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Grazie papà.

Suona il telefono. Guardo, mentre infilo una forchettatta di spaghetti in gola all’Isy: Papà. “Ciao dove sei? sono alle Mura c’e’ la partita”. Evito il soffocamento della secondogenita e penso come cazzo è difficile dirsi le cose. “ciao vieni a vedere la partita con me? Sono già qui e ti tengo il posto”.

Questo è il vero messaggio che vorrebbe recapitare il padre al figlio. Non me lo dice, ma ho già capito. Faccio in tempo a dirgli che sto aspettando la Fra che sta tornando da dove è lui con spesa e regali prima che la linea di comunicazione venga presa d’assalto dalle due implacabili signorine. Sono le 20 e 12 minuti, la conversazione degenera e non si capisce più niente. Sembra l’area della Spal quando 40 minuti dopo verrà squarciata dal tiro di Rincon.

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Perché ne vale la pena.

Entro in casa come sempre con seicento cose in mano. Faccio in tempo ad appoggiare tre zaini due sporte una cassa d’acqua una molletta ed un cerchietto mentre intravedo la Fra e le bimbe sul divano semi incoscenti. Sembrano Tomovic Vicari e Igor che aspettano l’inzuccata di Caprari. Viro a sinistra e con un dribbling alla Franchezza carico in rapida sequenza due salme su tre e le deposito nei rispettivi letti. Rubo al volo un po’ di frutta secca e finisco il tè di non so chi mentre mi accascio al 98imo al centro del divano. Guardo la sciarpa caduta sul parquet dell’ingresso in posizione fetale e dico vaffanculo.

Dicono che non c’è più tempo. Sentiamo tutto il peso di quello che ci manca e che non abbiamo ancora raggiunto. Il gol, i tre punti, la quota salvezza; ma anche la telefonata al tipo stronzo che ci sta vendendo la casa, la scadenza di lavoro che rimandi da settimane, la giustificazione al pensiero stravolto per una moglie e mamma che troppo presto hai saputo non ci sarà più. È stato il nostro lunedì sera. E ora è un po’ più buio, e fa un po’ più freddo, così ci rannicchiamo dove possiamo, come quella sciarpa, per cercare conforto.

E lo trovo. Oltre il novantesimo. È stampato su quella sciarpa. È il DNA biancoazzurro, è una melodia che ti culla. È la reazione psicosociale a ciò che non puoi controllare, è l’istinto di sopravvivenza. In quello spazio-tempo tutto è possibile, anche una zuccata che ti manda per terra, ma non è mai finita. Alzi gli occhi umidi e la bocca impolverata e scopri che non sei mai solo.

E riprendi a combattere e a sognare. Insieme. Perché ne vale la pena.

Tuo per sempre

Tua per sempre – Elisa – Diari Aperti, 2018

Amore mio ti aspetto sempre

E mai un’attesa è stata vana

Del resto non mi importa niente

Se questa notte ancora chiama

Se serve per sfiorarci ancora

Nessun rimpianto dura una vita intera.

Siamo entrati presto come sempre, per prendere possesso delle nostre mattonelle. Quinta fila superiore, oltre il passante centrale che taglia la ovest, leggermente spostati verso la gradinata. È il nostro posto, da sempre, come l’angolo del letto in cui ci rannicchiamo per sentirci a posto e stare bene ogni notte. Passano i minuti, e le birre, fino a quando ci siamo tutti, famiglia Spaldamar al gran completo questa sera, rassicurati dalle presenze di Caio, sopra, con il suo harem a coprirci le spalle e dei ragazzi di Bondeno sotto, che senza di loro è come quando la coperta è corta e ti si scoprono i piedi .

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Sì ma….

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“Centro di gravità permanente“, 1981 F. Battiato

Dedicato ai sì ma….

hofinitolacartaigienicaelazzarinonc’e’piu’_e’giàsettembreeberishasie’infortunato_cisonolecimicimagiocafelipe?_inizialascuolaelevacanzesonofinite_hofinitoisoldieanchevagnati_hobucatolabigaeigornone’unterzino_cisonoiballoonsilmotogpglispaccinielepanchine_lagazzettalanuovatelestenseilcarlinoeanchelospallino_miocugginounavoltamihadettocheretrocederemo_anchelaparrucchierachee’amicadellapedicuredellaziadimissiroli_nonsosevengomapoivengo_manoncanto_edopofacciol’ape_eviscrivo

Il pessimista è uno che se può scegliere tra due mali, li prende entrambi“, Oscar Wilde.

Per tutti gli altri, anche dal secondo anello,

CARICA CARICA CARICA!!!

#spallazio #spaldamar #curvaovest #giuseppecampione #iannotta

Quante cose che non sai di me (gli ostacoli del cuore)

Elisa feat. Ligabue – Gli ostacoli del cuore

C’è un principio di magia

Fra gli ostacoli del cuore

Che si attacca volentieri

Fra una sera che non muore

E una notte da scartare

Come un pacco di Natale

È l’una passata, la Fra si è da poco addormentata accanto a me e adesso fuori è solo silenzio. Fatico comunque a chiudere occhio, ma questa volta non è colpa dell’adrenalina ancora in circolo. Questa sera, questa notte, la riconosco, è pura e semplice felicità.

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Giù le mani da Caino

Abbraccio forte Andre e pedalo verso casa con una strana sensazione addosso. Dovrei essere incazzato nero e invece sono calmo.

Mi ha appena chiamato mamma: “tutto a posto? Ho sentito che c’è stato casino“. Come un quindicenne le rispondo ammiccando.. “lo so, ero lì in mezzo.. “. Poi però subito la rassicuro e mi faccio dire che anche papà è già arrivato a casa gridando allo schifo.

Penso ad Aldro, e a sua mamma e sento dolore, chi doveva proteggerti ti ha ammazzato. A volte, come ieri, ci troviamo nudi ed indifesi davanti all’osceno. Quel 12 che appare all’improvviso tra i gradoni bianchi della ovest è una ferita al cuore.

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Ci offrono paura, ci dividono per venderci sogni di plastica che poi ci tolgono con un replay. Ci provocano, pretendono ma non rispondono e poi si nascondono. Ci chiamano Caino.

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NeVAR ending story

Mi sveglio come sempre intorno alle sette. Senza bimbe, miracolosamente guarite dalla sindrome da sonno obliquo (in letto altrui). Questa volta poi non devo studiare e ieri ho giocato d’anticipo: i 18 contenitori di differenziata scrupolosamente depositati il giorno innanzi. Tiè. L’appuntamento è alle 9.30 al nuovo kristall. Mentre cerco di capire quante colazioni fare prima, vibra il cell sul comodino. Un paio di fremiti in rapida sequenza. È Andre. Che annuncia il forfait. Sta giocando un campionato durissimo tra le mura domestiche e oggi hanno bisogno di lui. Ci compattiamo, anche a distanza. La Ovest ha confini laschi. Oggi arriva per noi fino a Budrio. Un primo sole primaverile scalda cuori ancora troppo umidi. Eppure siamo belli davvero, a guardarci da dentro. La nonna cotonata con la sciarpa griffata ultras, il “chino” e i ragazzi sotto di noi, la Fede che è tornata, l’urlatore, la ragazza in magliettina scollata, mio papà in tribuna bianca e mio suocero che non si sa mai dove si mette. Il bimbo con il libro. Chissà che storia sta leggendo.

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“a vinzen”

nonno spal

Domenica. Mi sveglio alle 7 meno qualcosa. Sarà per l’adrenalina che è già in circolo o per la forza di gravità che sta per farmi atterrare sul parquet. Io sono pacifico anche quando dormo, ma già in due, a volte, si rischiano gomitate da rosso diretto, figurati quando si aggiungono negli stessi centimetri lenzuolati prima una e poi la seconda figlia, affette entrambe dalla terribile sindrome del “sonno obliquo”. Mi auto espello dunque dal letto prima di rimetterci un anca e voilà son già in piedi carico a molla. Panini, birre, sciarpa, birre, doppia calza che farà freddo, birre, biglietto, mi raccomando birre…Sogno.  Andre e Nino staranno recitando lo stesso copione in quel momento. Vai a Parma? Mi hanno chiesto praticamente tutti fino a ieri sera. No, io no. Devo studiare. A quarant’anni più uno. Praticamente come la quota salvezza. Tant’è. Mi sveglio per davvero, le tre occupatrici di letti si dividono tra compleanni nonni e colazioni in piazza mentre io affronto le mie dispense formative dopo aver conferito negli appositi cassonetti le solite 1,78 tonnellate di raccolta differenziata.

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La verità

Mi immergo nella vasca bollente con la sadica consapevolezza che rischio ustioni di 4°grado, ma i vapori mi stordiscono e scivolo quasi inerte sott’acqua. Fuori la pioggerellina si sta trasformando in nevischio mentre intravedo, sfuocata, la mia sciarpa griffata di biancoazzurro ormai esanime a bordovasca. Abbiamo dato tutto.

La verità –  Brunori Sas

La mente va…. si doveva vincere – avrei cambiato prima – non c’è gioco – non c’è grinta – non cantano – semplici vattene – c’è freddo – siamo cotti – lo spal store è piccolo – la bandiera – le reti dei piccioni e…..

Maledico e mi maledico!

Che cazzo stiamo facendo?

La verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire

Dobbiamo liberarci da questi subdoli fantasmi e lo faranno anche loro in campo.

Il dodicesimo spinge i ragazzi alla vittoria ma se si caga addosso la squadra lo sente.

Te ne sei accorto o no che non c’hai più le palle per rischiare di diventare quello che ti pare e non ci credi più.

Sì.

E allora piano piano torno lucido. L’appaluso di tutto lo stadio a Pellissier, l’altro Sergio che in campo mi dona conforto, la tripla colazione fatta prima della partita, la signora impellicciata che sola sulla strada di casa ostenta la sciarpa, mia figlia più piccola che canta con me, ridendo prima di cena, Ale-o Ale-Ale-o Ale-Ale-oooooo

Io riparto dalle cose che mi fanno emozionare.

Tu?