Quante cose che non sai di me (gli ostacoli del cuore)

Elisa feat. Ligabue – Gli ostacoli del cuore

C’è un principio di magia

Fra gli ostacoli del cuore

Che si attacca volentieri

Fra una sera che non muore

E una notte da scartare

Come un pacco di Natale

È l’una passata, la Fra si è da poco addormentata accanto a me e adesso fuori è solo silenzio. Fatico comunque a chiudere occhio, ma questa volta non è colpa dell’adrenalina ancora in circolo. Questa sera, questa notte, la riconosco, è pura e semplice felicità.

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Giù le mani da Caino

Abbraccio forte Andre e pedalo verso casa con una strana sensazione addosso. Dovrei essere incazzato nero e invece sono calmo.

Mi ha appena chiamato mamma: “tutto a posto? Ho sentito che c’è stato casino“. Come un quindicenne le rispondo ammiccando.. “lo so, ero lì in mezzo.. “. Poi però subito la rassicuro e mi faccio dire che anche papà è già arrivato a casa gridando allo schifo.

Penso ad Aldro, e a sua mamma e sento dolore, chi doveva proteggerti ti ha ammazzato. A volte, come ieri, ci troviamo nudi ed indifesi davanti all’osceno. Quel 12 che appare all’improvviso tra i gradoni bianchi della ovest è una ferita al cuore.

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Ci offrono paura, ci dividono per venderci sogni di plastica che poi ci tolgono con un replay. Ci provocano, pretendono ma non rispondono e poi si nascondono. Ci chiamano Caino.

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NeVAR ending story

Mi sveglio come sempre intorno alle sette. Senza bimbe, miracolosamente guarite dalla sindrome da sonno obliquo (in letto altrui). Questa volta poi non devo studiare e ieri ho giocato d’anticipo: i 18 contenitori di differenziata scrupolosamente depositati il giorno innanzi. Tiè. L’appuntamento è alle 9.30 al nuovo kristall. Mentre cerco di capire quante colazioni fare prima, vibra il cell sul comodino. Un paio di fremiti in rapida sequenza. È Andre. Che annuncia il forfait. Sta giocando un campionato durissimo tra le mura domestiche e oggi hanno bisogno di lui. Ci compattiamo, anche a distanza. La Ovest ha confini laschi. Oggi arriva per noi fino a Budrio. Un primo sole primaverile scalda cuori ancora troppo umidi. Eppure siamo belli davvero, a guardarci da dentro. La nonna cotonata con la sciarpa griffata ultras, il “chino” e i ragazzi sotto di noi, la Fede che è tornata, l’urlatore, la ragazza in magliettina scollata, mio papà in tribuna bianca e mio suocero che non si sa mai dove si mette. Il bimbo con il libro. Chissà che storia sta leggendo.

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“a vinzen”

nonno spal

Domenica. Mi sveglio alle 7 meno qualcosa. Sarà per l’adrenalina che è già in circolo o per la forza di gravità che sta per farmi atterrare sul parquet. Io sono pacifico anche quando dormo, ma già in due, a volte, si rischiano gomitate da rosso diretto, figurati quando si aggiungono negli stessi centimetri lenzuolati prima una e poi la seconda figlia, affette entrambe dalla terribile sindrome del “sonno obliquo”. Mi auto espello dunque dal letto prima di rimetterci un anca e voilà son già in piedi carico a molla. Panini, birre, sciarpa, birre, doppia calza che farà freddo, birre, biglietto, mi raccomando birre…Sogno.  Andre e Nino staranno recitando lo stesso copione in quel momento. Vai a Parma? Mi hanno chiesto praticamente tutti fino a ieri sera. No, io no. Devo studiare. A quarant’anni più uno. Praticamente come la quota salvezza. Tant’è. Mi sveglio per davvero, le tre occupatrici di letti si dividono tra compleanni nonni e colazioni in piazza mentre io affronto le mie dispense formative dopo aver conferito negli appositi cassonetti le solite 1,78 tonnellate di raccolta differenziata.

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La verità

Mi immergo nella vasca bollente con la sadica consapevolezza che rischio ustioni di 4°grado, ma i vapori mi stordiscono e scivolo quasi inerte sott’acqua. Fuori la pioggerellina si sta trasformando in nevischio mentre intravedo, sfuocata, la mia sciarpa griffata di biancoazzurro ormai esanime a bordovasca. Abbiamo dato tutto.

La verità –  Brunori Sas

La mente va…. si doveva vincere – avrei cambiato prima – non c’è gioco – non c’è grinta – non cantano – semplici vattene – c’è freddo – siamo cotti – lo spal store è piccolo – la bandiera – le reti dei piccioni e…..

Maledico e mi maledico!

Che cazzo stiamo facendo?

La verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire

Dobbiamo liberarci da questi subdoli fantasmi e lo faranno anche loro in campo.

Il dodicesimo spinge i ragazzi alla vittoria ma se si caga addosso la squadra lo sente.

Te ne sei accorto o no che non c’hai più le palle per rischiare di diventare quello che ti pare e non ci credi più.

Sì.

E allora piano piano torno lucido. L’appaluso di tutto lo stadio a Pellissier, l’altro Sergio che in campo mi dona conforto, la tripla colazione fatta prima della partita, la signora impellicciata che sola sulla strada di casa ostenta la sciarpa, mia figlia più piccola che canta con me, ridendo prima di cena, Ale-o Ale-Ale-o Ale-Ale-oooooo

Io riparto dalle cose che mi fanno emozionare.

Tu?

Amore disperato

Mi sveglio e il cielo è gonfio di nuvoloni grigi. Mentre prendo il primo caffè della giornata il vento piega le punte degli alberi davanti alla finestra della cucina. Sembra debba venire giù il finimondo, ma non piove.

Come ieri. In dubbio sino all’ultimo se andare allo stadio in bici o in auto, mi son fatto intimorire e ho scelto il mezzo più sicuro e comodo, salvo poi fare quaranta minuti di coda in mezzo al traffico per tornare a casa. E non pioveva.

Questione di pigrizia e di coraggio, dipende da dove la si prende. E ieri l’abbiamo presa dalla parte sbagliata.

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Angeli e Demoni

Torno a casa che mancano una ventina di minuti a mezzanotte. Mi tolgo subito la maglia ancora umida che sa di ovest, quasi fosse prova di qualche tradimento. Viola e Isabella dormono diligentemente già da un po’ , Francesca quasi. “Come è andata?” riesce a chiedermi prima di scomparire tra le lenzuola. “Benissimo”, le rispondo ammiccando mentre apro un sacchettino di frutta secca e punto il divano. Rivedo un po’ di immagini-spettacolo, in campo e sugli spalti, e mi sento felice, profondamente appagato da tutto ciò che abbiamo vissuto in questa indimenticabile serata. Fatico a prendere sonno però, per l’adrenalina ancora in circolo e per l’ansia del primo appuntamento al lavoro l’indomani mattina, ma mi rimane addosso una sensazione strana, amara e vitrea, di qualcosa che sembra essere rimasto in sospeso nell’aria di questa sera di metà settembre.

Mi sveglio e mi accorgo che un immagine mi ha accompagnato tutta la notte.
Chi sei?
Osservo quel volto tirato in una smorfia indecifrabile sotto il cappuccio blu, i tratti indefiniti e plumbei, le braccia tese e lo sguardo al cielo.
Sorridi o soffri? È festa o prigione? Sei luce o tenebra? Quale anima ti appartiene? Mi chiedo.
Non riesco a rispondermi e non riesco a staccare gli occhi da questa forma umana che sembra un fantasma, planata sulla Ovest da chissà dove.
Perché sei qui? Perché come un magnete tieni inchiodata la mia coscienza al tuo volto?

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Si gioca a proprio rischio

Adesso ci torno. In quel parchetto ombreggiato della val Pusteria a prendermi quel cartello. Quel giorno ero con le bimbe, c’erano ospiti e un temporale in arrivo. Ci vado di notte perché se gli altoatesini ti beccano sono strudel amari. Intanto, però, chiamo Aldo e gli chiedo se può dire alla ditta di precettare una squadra di operai per un ultimo lavoretto di un paio d’ore.
C’è una targa da mettere all’ingresso dello stadio. Meglio forse se posizionata sul corridoio, fronte spogliatoio ospiti.

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Vincerò le mie paure

Vincerò le mie paure
indosserò l’armatura migliore
in punta di piedi
con mille guerrieri
ed in gola il cuore.
Piangerò lacrime asciutte
perché la corazza rimanga intatta
giù in fondo all’inferno
o su in alto nel cielo
con la schiena dritta

(la rivincita dei buoni , Levante)

Nei minuti antecedenti l’inizio della presentazione della squadra, il cielo sopra Ferrara, o forse solo sopra il Castello, ha cambiato colore.

Blu Marino. O Blu Navy come dicono quelli bravi.

Chissà se se n’è accorto il Pres. mentre ripassava mentalmente la consueta arringa finale prima della sorpresa…

Il dono è uno dei meccanismi più efficaci per creare dipendenza, diceva un mio vecchio prof. all’Università. Ma è anche, allo stesso tempo, un libero gesto d’amore.

A sostegno e passione sincera e incondizionata hai risposto, caro Pres, trasformandole in icona come nessuno mai aveva osato. Nemmeno il Liverpool con la Kop.

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Il talento in tribuna

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Carmen Consoli – L’ultimo Bacio – Stato di Necessità, 1997.

Qual è stato il gesto tecnico più rappresentativo della scorsa stagione? Quale partita, quale giocatore, quale tocco di palla – parata, contrasto, goal – ha segnato la cavalcata della Spal nel campionato 2017-18?

Partendo da questa traccia, ho iniziato a guardare e riguardare spezzoni di partita, come si fa o si faceva da ragazzi con i filmati delle vacanze estive, alla ricerca di qualcosa che mi colpisse al cuore, che fosse capace, in pochi frame, di esprimere con semplicità e completezza ciò che abbiamo tutti insieme vissuto partecipando alla splendida e sofferta cavalcata del campionato scorso.

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