Napul è

Napule è, Pino Daniele, Terra Mia, 1977

Napul è il profumo inebriante dell’impresa.

Napul è San Giorgio contro il drago.

Napul è il viaggio verso sud e non importa dove stai andando, importa soltanto quando dài gas e chi c’è con te nel sedile di fianco.

Napul è lasciarsi andare e lasciar andare tutto il resto, il rumore di fondo, i disturbi che interrompono la tua canzone alla radio. Continua a leggere “Napul è”

La verità

Mi immergo nella vasca bollente con la sadica consapevolezza che rischio ustioni di 4°grado, ma i vapori mi stordiscono e scivolo quasi inerte sott’acqua. Fuori la pioggerellina si sta trasformando in nevischio mentre intravedo, sfuocata, la mia sciarpa griffata di biancoazzurro ormai esanime a bordovasca. Abbiamo dato tutto.

La verità –  Brunori Sas

La mente va…. si doveva vincere – avrei cambiato prima – non c’è gioco – non c’è grinta – non cantano – semplici vattene – c’è freddo – siamo cotti – lo spal store è piccolo – la bandiera – le reti dei piccioni e…..

Maledico e mi maledico!

Che cazzo stiamo facendo?

La verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire

Dobbiamo liberarci da questi subdoli fantasmi e lo faranno anche loro in campo.

Il dodicesimo spinge i ragazzi alla vittoria ma se si caga addosso la squadra lo sente.

Te ne sei accorto o no che non c’hai più le palle per rischiare di diventare quello che ti pare e non ci credi più.

Sì.

E allora piano piano torno lucido. L’appaluso di tutto lo stadio a Pellissier, l’altro Sergio che in campo mi dona conforto, la tripla colazione fatta prima della partita, la signora impellicciata che sola sulla strada di casa ostenta la sciarpa, mia figlia più piccola che canta con me, ridendo prima di cena, Ale-o Ale-Ale-o Ale-Ale-oooooo

Io riparto dalle cose che mi fanno emozionare.

Tu?

Il paradosso del nonno

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Alzi la mano chi sa di cosa sto parlando. È la classica storiella utilizzata per negare la possibilità di viaggiare nel tempo, in soldoni se potessi tornare indietro nel tempo e uccidessi mio nonno allora non sarei mai nato e quindi non sarei potuto tornare indietro nel tempo per uccidere mio nonno…Tornando sulla terra, ma senza discostarsi troppo dalla fantascienza, ultimamente mi è tornato in mente dopo le ultime partite vissute in Curva Ovest. Continua a leggere “Il paradosso del nonno”

Spettri di Halloween

Maledetta domenica.

Ore 17:07, si riaprono i varchi, inizia il deflusso dopo il fischio finale e il saluto a “quel-qualcosa-simile-alla-spal”. Cominciano presto ad uscire! si guardano un po’ spaesati gli steward agli ingressi dal lato di via Ortigara, sembra un’immensa messa in scena di una troupe intenta a girare. John Landis sarebbe uscito di testa dalla gioia, se avesse potuto riprenderci per il suo videoclip del 1984. Dove l’avrebbe mai più trovata un’orda di zombi così realistica!

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Amore disperato

Mi sveglio e il cielo è gonfio di nuvoloni grigi. Mentre prendo il primo caffè della giornata il vento piega le punte degli alberi davanti alla finestra della cucina. Sembra debba venire giù il finimondo, ma non piove.

Come ieri. In dubbio sino all’ultimo se andare allo stadio in bici o in auto, mi son fatto intimorire e ho scelto il mezzo più sicuro e comodo, salvo poi fare quaranta minuti di coda in mezzo al traffico per tornare a casa. E non pioveva.

Questione di pigrizia e di coraggio, dipende da dove la si prende. E ieri l’abbiamo presa dalla parte sbagliata.

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Bentornata in serie A!

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Foto ATP

File audio: Morcheeba, Rome wasn’t built in a day, 2000, Fragments of Freedom, Sire Records

Solo oggi mi sento davvero in serie A

20 agosto 2017, la Spal ritorna in serie A dopo un esilio di quasi mezzo secolo e da quel pomeriggio di agosto ne son passate tante, di emozioni, seppur concentrate in quattordici mesi. E oggi, sempre venti ma ottobre, il sole picchia forte che sembra quasi agosto, allo stadio Olimpico, lo stesso stadio, tutti in maglietta, si gioca contro la Roma. Si vince contro la Roma. Continua a leggere “Bentornata in serie A!”

Se mi illudo che male c’e?

Champions-League

A forza di vento dalla lanterna fino a Monaco o a Madrid

Fabrizio De Andrè, Khorakhané (A forza di essere vento), 1996, BMG Ricordi

Non è che mi immaginassi già a Monaco o a Madrid ad intonare “de ceempiooons” il mercoledì sera dopo quella notte magica, checché se ne dica – subito pronti ad esaltarsi o al contrario, a deprimersi al primo mutar di vento. Non è che mi uscisse l’orticaria a vedere la Spal tra le prime, nemmeno mi ha sfiorato un minuto l’idea di vederla spadroneggiare su tutti i campi della serie A. Nemmeno per un secondo ho pensato di aver abbandonato nostra sorella sventura, sempre lì nei passaggi mezzi pieni, più spesso quasi vuoti della storia spallina, solo perché la classifica parla di nove punti e siamo solo all’inizio. Mi son forse visto illudermi, che peccato ho commesso? Continua a leggere “Se mi illudo che male c’e?”

Angeli e Demoni

Torno a casa che mancano una ventina di minuti a mezzanotte. Mi tolgo subito la maglia ancora umida che sa di ovest, quasi fosse prova di qualche tradimento. Viola e Isabella dormono diligentemente già da un po’ , Francesca quasi. “Come è andata?” riesce a chiedermi prima di scomparire tra le lenzuola. “Benissimo”, le rispondo ammiccando mentre apro un sacchettino di frutta secca e punto il divano. Rivedo un po’ di immagini-spettacolo, in campo e sugli spalti, e mi sento felice, profondamente appagato da tutto ciò che abbiamo vissuto in questa indimenticabile serata. Fatico a prendere sonno però, per l’adrenalina ancora in circolo e per l’ansia del primo appuntamento al lavoro l’indomani mattina, ma mi rimane addosso una sensazione strana, amara e vitrea, di qualcosa che sembra essere rimasto in sospeso nell’aria di questa sera di metà settembre.

Mi sveglio e mi accorgo che un immagine mi ha accompagnato tutta la notte.
Chi sei?
Osservo quel volto tirato in una smorfia indecifrabile sotto il cappuccio blu, i tratti indefiniti e plumbei, le braccia tese e lo sguardo al cielo.
Sorridi o soffri? È festa o prigione? Sei luce o tenebra? Quale anima ti appartiene? Mi chiedo.
Non riesco a rispondermi e non riesco a staccare gli occhi da questa forma umana che sembra un fantasma, planata sulla Ovest da chissà dove.
Perché sei qui? Perché come un magnete tieni inchiodata la mia coscienza al tuo volto?

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Si gioca a proprio rischio

Adesso ci torno. In quel parchetto ombreggiato della val Pusteria a prendermi quel cartello. Quel giorno ero con le bimbe, c’erano ospiti e un temporale in arrivo. Ci vado di notte perché se gli altoatesini ti beccano sono strudel amari. Intanto, però, chiamo Aldo e gli chiedo se può dire alla ditta di precettare una squadra di operai per un ultimo lavoretto di un paio d’ore.
C’è una targa da mettere all’ingresso dello stadio. Meglio forse se posizionata sul corridoio, fronte spogliatoio ospiti.

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