Diario di uno Spaldamar, #Day20

Sabato 4 aprile. Giorno 20. Ho imparato di più in venti giorni che in ventimila. Ho capito più di me stesso e di tutti gli altri quando sembrava che tutto dovesse per forza essere insignificante, noioso. E dire che mi sembrava di vivere davvero, là fuori. La vita chissà perché, più la si vuol comprimere, deprimere, imprimere, e più si espande, si estende, si libera.

Ho capito che il diario di uno Spaldamar doveva continuare, qualsiasi cosa succeda. Perché succede sempre stanne certo. E’ successo e succederà ancora. Ma questo non è il punto. La linea è più importante di quel dannato punto. La linea potrà tracciare un picco, una caduta, una linea piatta come il famigerato plateau epidemico che non scende mai (non sapevo nemmeno cosa significasse prima d’ora). Non mi importa, l’unica cosa che mi importa è scrivere una pagina di questo diario, perché voglio credere che qualsiasi cosa succeda ci sarà sempre una pagina nel nostro diario.

Tutto adesso ci sta dando una dura lezione. Ciò che pensavamo potesse succedere solo ad una distanza inimmaginabile ci sta scoppiando tra le mani, dentro casa, nel ripostiglio dove teniamo le scarpe sporche, sul tavolo dove ci siamo seduti mille volte alla sera per fare i conti delle bollette, quando i bimbi dormono, per scambiarci due parole e sfidare la vita che fugge frenetica e che non è quasi mai come la vogliamo. Dobbiamo resistere e riconoscere la follia, là fuori e qua dentro, guardarla dritto negli occhi e dire basta!

E finché ci sarà scritta una pagina di questo diario sarà per me come urlare abbracciati in tutte le curve del mondo, Gianlu da una parte, Nino dall’altra, Riccio sempre pronto con le sue birre.

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Autore: andreasimcic

Un gran battito di cuore, i ragazzi che mi abbracciano, la compagna di viaggio da sempre e per sempre, #spaldamar da una vita, due passi in san romano

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