Diario di uno Spaldamar, #Day2…

Caro Diario.

Lo puoi ben dire! Sembra così banale, scontato se vuoi. Non lo è mai stato e mai lo sarà…per chiunque si trovi di fronte ad una pagina alla quale affidi te stesso. Metti una storia, di me e di un altro a tua scelta, di tanti altri a dire il vero, vicini, lontani, presenti, assenti. L’importante è che siate amici, è un requisito che non può mancare in questa storia. Ma non semplici amici…Amici! Mi avete capito no?

Primo (ed unico) principio di Archimede: più ti immergerai nella sua storia e più riceverai una spinta uguale e contraria. Del tipo, se lui reagisce da Dio, lucidamente, come fosse già un esperto della “cosa”, tu invece sprofonderai inesorabilmente nelle viscere della terra, ti trasformerai in un essere informe, innominabile, con la stessa felpa da una settimana. E la “cosa” non sta succedendo a te!

Mettici adesso un gesto, anche uno qualsiasi va bene, basta che vada bene per te. E’ come quando ti infili il grembiule bianco e apri il libro di ricette, tanto qualsiasi cosa decidi di preparare sai già che ti verrà bene. Mai (o quasi) preso in mano una padella in vita tua, beh forse qualche padellata ben assestata quella si, quando l’hai fatta arrabbiare troppo magari. Ma lui è li seduto al posto di guida, siete in vacanza, è estate, caldo, niente può succedere, niente deve succedere. Sembravamo appena usciti dopo una sosta per due birre al Morrison Hotel. Jim Morrison e Robby Krieger. Lui innesta la retro, in un colpo sordo, rapido, gli rimane quasi il ferro del pomello in mano, una sgasata prepotente (ed è solo un’utilitaria). La frizione fa il suo dovere, come sempre, le gomme sono consumate ma sarà il caldo non so che diavolo, sono incollate all’asfalto, l’auto schizza all’indietro, il tempo di girare un attimo la testa e BUUUM!

Qualche centimetro più indietro, il palo della tettoia, centrato in pieno con il parafango destro. La prima cosa a cui ho pensato la sera che ho letto quel messaggio maledetto è stata questa, e mi si è piantata in testa senza andarsene più, anzi pulsava forte, sempre più forte, faceva quasi male per quanto mi scatenava dentro. Inebetito come al primo gol che ho visto sotto la Ovest, di Beppe Brescia, in quel 27 novembre 1988, pareggino con la Lanerossi… Il rumore dello schianto, mi rimaneva solo quello, il rumore della botta neanche fosse una bomba che ci scoppiava nel baule.

Caro Diario sono sempre qua! L’ho imparata la lezione si anche se mia nonna mi ripeteva sempre che … la tésta l’é dura c’me l’maràm… ma nel tempo ho imparato che c’è dell’altro in me che non si spezza, proprio quando mi schiantavo anch’io contro il mio palo e mi usciva qualcosa di incomprensibile, di forza uguale e contraria. Stavolta la mano tesa mi ha salvato, ci ha salvato forse. Non saprei dire di chi sia stata quella mano ma il bello è che c’era, bella tesa, pronta per battere seguendo il tamburo, per aggrapparti mentre si salta al grido dei cori, o per oscillare perché siamo noi, si canta e ci si abbraccia oltre il novantesimo.

Non si cade mai.

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Autore: andreasimcic

Un gran battito di cuore, i ragazzi che mi abbracciano, la compagna di viaggio da sempre e per sempre, #spaldamar da una vita, due passi in san romano

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