Sul perchè non vado più alla Spal

Ci sono cose, parole, gesti, rumori, che ti identificano, da sempre. Con un cappellino ci sei nato a volte e ti appartiene talmente che non solo ti dimentichi di averlo, ma diventa una parte della tua fisionomia, come un naso grosso o un orecchio a punta. Si vede in controluce. Se non ce l’hai sù, gli altri non ti riconoscono. Mai.

Continua a leggere “Sul perchè non vado più alla Spal”

Sudare (la maglia)


“Pronto? Ma dov’eri finito, ti hanno rapito le sirene? ” Prinz lo sapeva che l’amico di sempre non ci sarebbe stato. Fisicamente impossibilitato dalle direttive aziendali che gli avevano imposto le ferie proprio nella settimana dell’ ennesimo esordio estivo biancoazzurro. Una prima di campionato contro un avversario scomodo come lAscoli, vissuta con una certa curiosità dopo il radicale rinnovamento dello staff tecnico, il parco giocatori ancora in costruzione e l’occhio puntato sulla proprietà che si gioca gli ultimi spiccioli di credito.

Continua a leggere “Sudare (la maglia)”

Ventitrè

Image Credits: Lo Spallino

Ventitré aprile. Inutile prepararsi a certe giornate, semplicemente impossibile. Tanto più dedichi tempo a pensare a tutto ciò che può succedere, tanto meno sarai pronto ad affrontare quanto ti si para davanti, per lo più inatteso. «Lo dicevo che dovevi pensarci il giusto» amava ripetere Federico detto Prinz ogni volta che incontrava l’amico fuori per una birra veloce all’Undicesimo dopo il lavoro. Soprattutto avvicinandosi al ventitré. Per Giorgio invece non c’era mai stato davvero nulla così semplice nella vita, o almeno nulla che non fosse accaduto dopo attenta ed accurata preparazione. Forse anche per questa sua atavica preoccupazione era chiamato da chi lo conosceva «semplicemente» Zòrz, perché così si chiamano a Ferrara coloro che si trovano a portare questo nome, chi più chi meno meritatamente, il nome del Santo Protettore della città. Così, forse anche per sfotterlo un po’, Zòrz, perché in pochissimi pensavano effettivamente che fosse degno del nome del Santo. Anche se manco a dirlo, nonostante la tremenda timidezza dimostrata fin dall’adolescenza, era riuscito a conquistare grandi traguardi nella sua vita ed ormai alla soglia dei quaranta, sposato ormai da undici si godeva quanto più possibile i suoi due figli radiosi per i quali gioire come ad un goal della sua amata S.p.a.l. Per lui era una vera e propria tortura quel ventitré. «La fai facile tu» – riprendeva sempre quando incontrava Fede – «sei sempre stato più bravo a dare il giusto peso alle cose, fin dall’Università, come diavolo facevi ad essere sempre pronto agli esami? eh?» «Ma smettila un po’, ormai ci rinuncio con te» lo rimproverava sempre con un po’ di gusto. Eppure nemmeno a Prinz mancavano i pensieri in quel periodo, la seconda figlia in arrivo, il mutuo per la casa più grande, la vita che chiedeva sempre il conto prima di concedere qualcosa.

Continua a leggere “Ventitrè”

La leonessa di Khorasàn

Ataf Qadri / Associated Press

Rotolava. Sembrava quasi incredibile, ma rotolava. Certo prendeva delle traiettorie impreviste degne dei palloni super performanti di oggi, uno di quegli aggeggi infernali che stanno allontanando il “fùtball” come lo chiamiamo noi, dal calcio come lo conoscono tutti gli altri. E non pensate al manto verde falciato di fresco o ai campi patinati degli spot in televisione. Qui, su quel che rimaneva del vecchio giardino dietro la capanna dove viveva Karìma coi suoi tre fratelli minori e suo padre, si potevano giusto distinguere le pozze salmastre dal sentiero leggero, definito ormai solo da qualche sasso rimasto lì lungo i bordi, giù qualche metro fino al muro di cinta, fatto di argilla e pietra scavata dal vicino monte Noshakh. Lei si ostinava a prenderla a calci quella palla, malconcia e sberciata com’era, ma era la sua palla, barattata dal padre al mercato di Jalalabad in cambio delle uniche due capre in salute rimaste, le si era affezionata come ad un feticcio pieno di ricordi, anzi, la amava. Come amava il suo Paese. Gli ricordava la sua palla, stremato, consumato in ogni singolo atomo di dignità, svilito di ogni risorsa naturale ed umana, sgocciolante sangue misto a lacrime se lo guardavi contro la luce del tramonto sul letto ormai quasi asciutto del fiume che scorre lento e piatto dalla capitale fino a tracciare una rotta improbabile verso il Pakistan.

Continua a leggere “La leonessa di Khorasàn”

Giallo, nero e rosso in SudTribune

777, settore B. Da quasi cinquant’anni ormai questa sigla era la sua casa. Almeno tutte le volte che il Ballspiel-Verein Borussia 1909 giocava in quel mostro di cemento armato e acciaio forgiato nei cantieri metallurgici della Westfalia, altiforni giganti e temperature indefinibili, la cosa più simile all’inferno sulla terra. Le persone da queste parti ne andavano fiere, dicevano che in quei forni si forgiavano anche le braccia e lo spirito degli abitanti dei territori crudi del nord,  giallo come le fiamme dell’acciaio fuso, nero della pece e della fuliggine ormai cristallizzata nei volti dei tifosi-operai della SüdTribune.

Continua a leggere “Giallo, nero e rosso in SudTribune”

Diario di uno Spaldamar #Day32

16 aprile. Un giovedì come tanti. Eppur si muove. Vi dico in tutta franchezza una cosa: quanto è difficile scrivere un diario! Esserci ogni santo giorno, uno dopo l’altro e infatti qualche salto c’è qua e la, si nota, e noi mica lo nascondiamo, anzi ci sembra più… una pausa teatrale.

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar #Day32”

Diario di uno Spaldamar, #Day29

Lunedì 13 aprile. Primavera fiorentina.

Tra noi come avrete ben capito c’è una sorta di affinità elettiva, di connessione limbica, di sesto senso. Adesso si va così, si gareggia, si va a punto con tripla sponda. Un po’ come al bar dal Necchi, quando nelle serate fumose ci si giocava le centomilalire al biliardo ai settantun punti… si scherza eh?! sia chiaro! E chi ce le aveva cento-mila-lire da giocarsi al biliardo.

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar, #Day29”

Diario di uno Spaldamar, #Day27

Sabato 11 Aprile. Oggi è il giorno del Gange Aarti, il rituale.

Ore 10, meno qualche minuto. La vestizione. Dopo una breve preghiera inizio coi paramenti più esterni. Invoco la Dea Madre, la Dea del Sacro Fiume, affinché col Sacro Fuoco possa bruciare ogni singola cellula Sars-Cov-2-3-4 fino al 19. Attorno a me i sacerdoti mi assistono, la suocera, già nata pronta all’apocalisse con al collo la botticella del detergente in gel igienizzante come il più classico dei San Bernardo, manca solo la lingua fuori.

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar, #Day27”

Diario di uno Spaldamar, #Day2…

Caro Diario.

Lo puoi ben dire! Sembra così banale, scontato se vuoi. Non lo è mai stato e mai lo sarà…per chiunque si trovi di fronte ad una pagina alla quale affidi te stesso. Metti una storia, di me e di un altro a tua scelta, di tanti altri a dire il vero, vicini, lontani, presenti, assenti. L’importante è che siate amici, è un requisito che non può mancare in questa storia. Ma non semplici amici…Amici! Mi avete capito no?

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar, #Day2…”

Diario di uno Spaldamar, #Day20

Sabato 4 aprile. Giorno 20. Ho imparato di più in venti giorni che in ventimila. Ho capito più di me stesso e di tutti gli altri quando sembrava che tutto dovesse per forza essere insignificante, noioso. E dire che mi sembrava di vivere davvero, là fuori. La vita chissà perché, più la si vuol comprimere, deprimere, imprimere, e più si espande, si estende, si libera.

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar, #Day20”