Prinz, ma che cazzo. Guardati intorno, che succede? Hai sentito Folco? Se nemmeno lui, l’alchimista paroliere che usa il clinto come inchiostro e il due aste come punti esclamativi, riesce a dare un nome a quello che sta succedendo, temo il peggio. Lo so Zorz siamo tutti increduli, delusi, frustrati, angosciati, disorientati.
Ci sono cose, parole, gesti, rumori, che ti identificano, da sempre. Con un cappellino ci sei nato a volte e ti appartiene talmente che non solo ti dimentichi di averlo, ma diventa una parte della tua fisionomia, come un naso grosso o un orecchio a punta. Si vede in controluce. Se non ce l’hai sù, gli altri non ti riconoscono. Mai.
Zorz, l’alta sera Bella faticava ad addormentarsi, sono tempi inquieti anche per i più piccoli, bisogna proteggerli, così mi sono seduto accanto al letto e le ho raccontato una storiella che mi stava girando in testa…
Prinz, come va? Qui l’allerta è sempre alta, su tutti i fronti.Sono stanco e incazzato, e mi dispiace non avercela fatta nemmeno questa volta. Ho visto le foto, com’è andata? Ciao Zorz…. è stato bello, lo sai che bisogna viverle le cose per conoscerle davvero. Davanti a me c’era uno con la barbetta e la maglia numero 7, andava su e giù senza sosta, dava il ritmo agli altri, a spalare il fango di Faenza, o forse era quello della Ovest.
Zorz, senti questa. Mentre mettevo ad asciugare il due aste e mi strizzavo anche i maroni ho aggiornato il vocabolario popolare de ” la vita di uno spallino”, edizione illimitata. Ecco . “Lucchese- Nome proprio di squadra toscana dai colori rossoneri che, sotto una pioggia costante e a tratti intensa, puntualmente spadroneggia al Paolo Mazza rifilando alla Spal almeno due, a volte tre gol e vince”.
“Prinz, che cazzo di serata di merda, me la sento addosso, hanno scazzato anche l’ordinazione delle pizze. Sono arrivate gelide venti minuti fa”. “Non lo so Zorz, so solo che qui ci sono ancora 38 gradi mentre in classifica siamo ancora sotto lo zero”. “Dai, è tardi ci sentiamo domani, vado a letto, ma stasera ti voglio cantare prima una ninna nanna, chiudi gli occhi , buonanotte”: Alla fiera del west, per due soldi, un manichino JoeTaco comprò. E venne Mignanelli, che sostituì Tripaldelli, che andò a Bari che non volle anche Saiani che anche con Ntenda alla fine restò Alla fiera del west, per due soldi, un manichino JoeTaco comprò.
“Pronto? Ma dov’eri finito, ti hanno rapito le sirene? ” Prinz lo sapeva che l’amico di sempre non ci sarebbe stato. Fisicamente impossibilitato dalle direttive aziendali che gli avevano imposto le ferie proprio nella settimana dell’ ennesimo esordio estivo biancoazzurro. Una prima di campionato contro un avversario scomodo come lAscoli, vissuta con una certa curiosità dopo il radicale rinnovamento dello staff tecnico, il parco giocatori ancora in costruzione e l’occhio puntato sulla proprietà che si gioca gli ultimi spiccioli di credito.
Svegliare alle 6 del mattino in un giorno di festa due bambine è pericoloso. Soprattutto se sei il padre. Ma la compensazione concordata è già sul tavolo della cucina; due bomboloni al cioccolato e lo zaino già pronto rifornito di merendine, carte da gioco, teli su cui stendersi,un paio di ombrellini che in questa stagione non si sa mai e la nostra sciarpa, la sciarpa della Spal. “Andiamo in gita papà?” Così mi aveva chiesto la più piccola ieri sera prima di cena, mentre sistemavo le ultime cose, a metà tra l’ eccitato e il diffidente. “Andiamo a festeggiare la Resistenza amore!”
Ventitré aprile. Inutile prepararsi a certe giornate, semplicemente impossibile. Tanto più dedichi tempo a pensare a tutto ciò che può succedere, tanto meno sarai pronto ad affrontare quanto ti si para davanti, per lo più inatteso. «Lo dicevo che dovevi pensarci il giusto» amava ripetere Federico detto Prinz ogni volta che incontrava l’amico fuori per una birra veloce all’Undicesimo dopo il lavoro. Soprattutto avvicinandosi al ventitré. Per Giorgio invece non c’era mai stato davvero nulla così semplice nella vita, o almeno nulla che non fosse accaduto dopo attenta ed accurata preparazione. Forse anche per questa sua atavica preoccupazione era chiamato da chi lo conosceva «semplicemente» Zòrz, perché così si chiamano a Ferrara coloro che si trovano a portare questo nome, chi più chi meno meritatamente, il nome del Santo Protettore della città. Così, forse anche per sfotterlo un po’, Zòrz, perché in pochissimi pensavano effettivamente che fosse degno del nome del Santo. Anche se manco a dirlo, nonostante la tremenda timidezza dimostrata fin dall’adolescenza, era riuscito a conquistare grandi traguardi nella sua vita ed ormai alla soglia dei quaranta, sposato ormai da undici si godeva quanto più possibile i suoi due figli radiosi per i quali gioire come ad un goal della sua amata S.p.a.l. Per lui era una vera e propria tortura quel ventitré. «La fai facile tu» – riprendeva sempre quando incontrava Fede – «sei sempre stato più bravo a dare il giusto peso alle cose, fin dall’Università, come diavolo facevi ad essere sempre pronto agli esami? eh?» «Ma smettila un po’, ormai ci rinuncio con te» lo rimproverava sempre con un po’ di gusto. Eppure nemmeno a Prinz mancavano i pensieri in quel periodo, la seconda figlia in arrivo, il mutuo per la casa più grande, la vita che chiedeva sempre il conto prima di concedere qualcosa.
Coach apriremo finalmente la famosa cartellina rossa del cazzo adesso?!?
Meglio di no Roy, non si sa mai quello che ci puoi trovare dentro…la ricetta della tenerina, una lista di stupid questions o magari il paginone centrale di Playboy…meglio non sapere!!!