WOR BAS

C’è una lapide marmorea sul lato nord della torre dei leoni del Castello Estense. Due fiere si fronteggiano con in mezzo un effige dal significato criptico. Si dice volesse significare l’ orgoglio della nobiltà di una casata di Provincia e la determinazione e la fiducia per il futuro che l’attendeva, nonostante le incertezze.

Continua a leggere “WOR BAS”

Uno Due Tre Quattro Cinque Dieci Cento Passi

Sabato pomeriggio. Guardo dalla balaustra di via
Darsena le strade attorno al Paolo Mazza pian piano riempirsi di auto parcheggiate e di anime biancoazzurre con i paramenti sacri di un rito che si tramanda da generazioni. Non ho fatto lo scatto digitale giusto e questa volta sono rimasto senza biglietto. Caio ad un matrimonio, Nino a ricevere ospiti dal mondo, Riccio a cambiare pannolini, oggi tocca ad Andre respirare per tutti la nostra aria preferita, ed è una garanzia. Sento le vibrazioni dal campo e dai gradoni mentre vado in senso opposto alle sirene che accompagnano le ultime  auto dei tifosi parmensi verso lo stadio.

Continua a leggere “Uno Due Tre Quattro Cinque Dieci Cento Passi”

Breathe

Respiro.

Accompagno Viola e Isy dai nonni per pranzo dopo un sabato mattina intenso di giochi e faccende. Ho preparato tutto come sempre prima, ma cerco di rimanere lucido mentre esco di casa per evitare di prendere lo zaino con l’anti zanzare, la copertina e il cappellino della scuola materna anziché quello con la sciarpa, la mascherina e il tagliando rigorosamente stampato (sia mai!) di viva ticket. Controllo il download del greenpass sullo smartphone e anche di aver bonificato la memoria digitale (solo quella) dalle ultime opere d’arte raffinatissime girate sulla chat degli amici.

Finalmente ci siamo.

Continua a leggere “Breathe”

Raw and Dunghill


Riesco a sintonizzarmi giusto al fischio di inizio dopo aver preparato la solita cena gourmet tenerone e wurstel a Viola e Isy. Loro gradiscono e io pure, nonostante il villaggio degli gnomi sull’altopiano di Asiago ci abbia tenuto prigionieri fino all’ultimo rimandando la gioia di risalire gli amati gradoni. Ci sono Caio e Monique sul fronte a mandare notizie aggiornate anche se dalle frequenze del canale-monopattino giungono forti e chiari i cori dal Paolo (Bruno!) MAZZA.

Continua a leggere “Raw and Dunghill”

La leonessa di Khorasàn

Ataf Qadri / Associated Press

Rotolava. Sembrava quasi incredibile, ma rotolava. Certo prendeva delle traiettorie impreviste degne dei palloni super performanti di oggi, uno di quegli aggeggi infernali che stanno allontanando il “fùtball” come lo chiamiamo noi, dal calcio come lo conoscono tutti gli altri. E non pensate al manto verde falciato di fresco o ai campi patinati degli spot in televisione. Qui, su quel che rimaneva del vecchio giardino dietro la capanna dove viveva Karìma coi suoi tre fratelli minori e suo padre, si potevano giusto distinguere le pozze salmastre dal sentiero leggero, definito ormai solo da qualche sasso rimasto lì lungo i bordi, giù qualche metro fino al muro di cinta, fatto di argilla e pietra scavata dal vicino monte Noshakh. Lei si ostinava a prenderla a calci quella palla, malconcia e sberciata com’era, ma era la sua palla, barattata dal padre al mercato di Jalalabad in cambio delle uniche due capre in salute rimaste, le si era affezionata come ad un feticcio pieno di ricordi, anzi, la amava. Come amava il suo Paese. Gli ricordava la sua palla, stremato, consumato in ogni singolo atomo di dignità, svilito di ogni risorsa naturale ed umana, sgocciolante sangue misto a lacrime se lo guardavi contro la luce del tramonto sul letto ormai quasi asciutto del fiume che scorre lento e piatto dalla capitale fino a tracciare una rotta improbabile verso il Pakistan.

Continua a leggere “La leonessa di Khorasàn”

Ferrara 500 anni fa era New York

Mentre partecipavo l’altra sera all’improvvisata riunione di redazione del nostro blog (ah, si.. ci siam presi una pausa.. sai il COVID, l’inflazione, la crisi in medio oriente, mio cugino non è stato bene..) tirandola per le lunghe con la scusa di bermi le birre anche dei due quinti in vacanza e con la voglia di trovare la chiave giusta per interpretare il sentimento profondo di chi come noi sta vivendo, da innamorato di Spal, questa transizione societaria e tutto ciò che rappresenta ecco improvviso un flash: FERRARA 500 ANNI FA ERA NEW YORK, la geniale intuizione di Andrea Amaducci apparsa qualche anno fa sui muri davanti al Mc Donald in piazza, colpevolmente oscurata da zelanti incaricati al decoro urbano ma solo dopo essere diventata patrimonio comune della memoria di molto ferraresi tra i quali, evidentemente, il sottoscritto.

Continua a leggere “Ferrara 500 anni fa era New York”

Giallo, nero e rosso in SudTribune

777, settore B. Da quasi cinquant’anni ormai questa sigla era la sua casa. Almeno tutte le volte che il Ballspiel-Verein Borussia 1909 giocava in quel mostro di cemento armato e acciaio forgiato nei cantieri metallurgici della Westfalia, altiforni giganti e temperature indefinibili, la cosa più simile all’inferno sulla terra. Le persone da queste parti ne andavano fiere, dicevano che in quei forni si forgiavano anche le braccia e lo spirito degli abitanti dei territori crudi del nord,  giallo come le fiamme dell’acciaio fuso, nero della pece e della fuliggine ormai cristallizzata nei volti dei tifosi-operai della SüdTribune.

Continua a leggere “Giallo, nero e rosso in SudTribune”

Diario di uno Spaldamar #Day32

16 aprile. Un giovedì come tanti. Eppur si muove. Vi dico in tutta franchezza una cosa: quanto è difficile scrivere un diario! Esserci ogni santo giorno, uno dopo l’altro e infatti qualche salto c’è qua e la, si nota, e noi mica lo nascondiamo, anzi ci sembra più… una pausa teatrale.

Continua a leggere “Diario di uno Spaldamar #Day32”